TAV

“Che cazzo ci vai a fare a Lione?” Crozza scherzava a Ballarò: la città dei trompe l’œil è un’immensa galleria d’arte a cielo aperto e poi è la città di Guignol la marionetta che nell’ottocento denunciava le pessime condizioni degli operai della seta, i canuts. Oggi il popolarissimo Guignol è sempre dalla parte della povera gente e non smette di denunciare l’ingiustizia sociale. Varrebbe proprio la pena andarci ad alta velocità, si ma mica solo da Torino.

Parteggiare a favore o contro il treno ad alta velocità tra Torino e Lione equivarrebbe, nel mio caso, a sottoscrivere qualcosa di non dissimile da un atto di fede. Autorevoli tecnici si sono sperticati nel magnificarne le virtù ed altri, altrettanto qualificati, ne hanno invece proclamato i pericoli; proprio non lo so se abbia bisogno della velocità, la terra che ha fatto un brand delle slow motion.

È chiaro però che l’opera costerà parecchio, come troppo (otto volte più che in Francia) sono costate le altre tratte dell’alta velocità realizzate in Padania (pare che al Sud l’alta velocità sia proibita). In val di Susa si spenderanno dagli 8 ai 22 miliardi di euro e saranno risorse che inevitabilmente mancheranno agli altri progetti infrastrutturali che sono sul tappeto. C’è da chiedersi se non sarebbe meglio cominciare a fare le infrastrutture in quella parte d’Italia che da tanto attende; se non sia il caso di provare a ridurre quel gap infrastrutturale valutato, in fatto di ferrovie, dalla Svimez con il suo indice sintetico di rete attorno al 50 per cento; se non è doveroso fare prima la Napoli-Bari o la Taranto-Reggio Calabria, od anche cominciare dal corridoio Palermo-Berlino.

Ma le proteste dei No-Tav non vertono su tali questioni, persino manifestanti napoletani, calabresi, siciliani non hanno avuto dubbi e nei giorni scorsi hanno voluto bloccare binari e stazioni per protestare contro la costruzione di una galleria in Piemonte. Senza entrare nel merito, come non notare che le cose settentrionali diventano come d’incanto questioni nazionali? Chissà perché ancora mi stupisco di non aver mai visto bloccare l’A-32 a favore o contro la costruzione del Ponte sullo stretto di Messina; di non aver mai visto occupare la stazione di Novara per l’immediato completamento della Salerno-Reggio Calabria; e neppure ho visto torinesi e milanesi mobilitarsi contro il vergognoso taglio dei treni al Sud. Ah …Mon vieux Lyon.