Dispari opportunità

Il Convegno Nazionale della “Fedelissima città di Gaeta” interpreta con sempre maggiore efficacia, il ruolo di principale fucina del multiforme mondo meridionalista. Quello appena conclusosi la scorsa domenica dagli spalti della fortezza, con la suggestiva e commovente cerimonia che ha reso omaggio alla memoria dei nostri caduti e del Re Francesco II, ha visto intrecciarsi e integrarsi un nutrito numero di eventi di pregevole caratura. L’applaudito spettacolo teatrale “Terroni” di Roberto D’Alessandro; la suggestiva mostra “Unità senza Verità” del Maestro Gennaro Pisco; l’affollato convegno “Dai primati alla recessione” organizzato da Stevi Scafetta, moderato da Marina Campanile ed animato da Pino Aprile, Lorenzo Del Boca, Gennaro De Crescenzo, Aldo Pace e Claudio Romano; la presentazione dello spettacolo “Fora Savoia” nel quale le immagini curate da Pino Marino si legano in un riuscito sodalizio alla orgogliosa rivendicazione musicale dell’impareggiabile Mimmo Cavallo e, a compimento d’una tre giorni assai partecipata, la seduta straordinaria del “Parlamento delle Due Sicilie” nella quale i 150 intervenuti hanno acutamente scandagliato questioni importanti, ciascuna meritevole di trattazione distinta, che queste pagine non mancheranno. Non manco oggi di riferire di un tema che a Gaeta è emerso dal silenzio della grande informazione e che, s’annuncia, potrà modificare le relazioni territoriali del paese: l’abolizione del valore legale del titolo di studio.

Si tratta di un obiettivo che rientra nei piani dell’attuale governo, in ciò sostenuto dalla grande impresa privata settentrionale, basato sulla necessità di rimuovere quella che viene ritenuta una ingiustizia e cioè che è sbagliato attribuire lo stesso valore ad un titolo conseguito in un istituto d’eccellenza rispetto ad un altro non particolarmente qualificato. Si sostiene che un 110 alla Bocconi non è uguale al 110 d’una anonima università di provincia e, considerato che la “virtuosità” è nordica per definizione, è facile prevedere che abolire il valore legale della laurea impedirà a molti meridionali di ottenere retribuzioni correlate, e a molte aziende di risparmiare. L’intenzione è quindi di procedere ad una valutazione degli atenei alla quale si vorrebbe corrispondere una differenziazione delle modalità di finanziamento: l’amplificazione di ciò che già avviene dall’entrata in vigore della 133/2008 che è riuscita a ridurre i fondi destinati all’Università, castigando duramente il sistema meridionale. Partendo dalla approfondita (ed illuminata) analisi che Lorenzo Terzi fa su parlamentoduesicilie.it, constatiamo che si va, al solito, verso dispari opportunità.