Monti e i suoi fratelli

L’esordio del ministero di Monti è stato efficacemente sintetizzato in una parola ora in voga, sobrietà. Lo stesso primo ministro aveva messo in guardia i suoi a non rilasciare dichiarazioni frettolose, che magari manipolate ad arte sarebbero poi mutate di significato. Deve essere successo qualcosa perché quello che stava nel cuore dei sobri è finito sulla lingua degli ebbri (che poi sono i sobri di prima). Insomma ora che cominciano a parlare, molti ministri lo fanno a spiovere e dimostrano di abitare una torre d’avorio, emblema del conservatorismo che vorrebbero (a parole) combattere. Come spiegare altrimenti le parole indirizzate ai giovani via via qualificati sfigati, bamboccioni e mammoni? Ma li leggono i rapporti e le analisi degli istituti più qualificati? Ma li vedono tutti quei ragazzi che di domenica si danno appuntamento ai caselli autostradali e nelle stazioni ferroviarie di tutto il sud? Ma lo sanno che dal sud in dieci anni si sono trasferite un milione e mezzo di persone? Ma lo sanno che il meridionale ormai nasce col visto per l’espatrio incorporato?

I giovani meridionali sono in larga parte disponibilissimi a muoversi, e di lavoricchio in lavoricchio appena possono lo fanno, tanto che la SVIMEZ prevede che nei prossimi vent’anni il mezzogiorno perderà un giovane su quattro e diventerà sempre più spopolato, povero e vecchio. Uno “tzunami demografico”, una “fuga dal deserto” un flusso unidirezionale che colpisce soprattutto Napoli, Palermo e Caserta e renderà il sud socialmente ed economicamente ancora più dipendente dal nord. D’altra parte il 93 per cento dei ragazzi settentrionali ha studiato e lavora nella propria terra d’origine, al sud invece le famiglie si spogliano di 3 miliardi di euro l’anno per la sola formazione di 23.000 laureati che poi regala al nord; una sciagura che ogni governo ha fatto finta d’ignorare per non interrompere quello ché è un affare per una parte del paese. Già molti anni fa il compianto Nicola Zitara ripeteva “Allevare manodopera esportabile è uno dei costi che l’Italia meridionale affronta da oltre un secolo, senza ricompensa alcuna, immolando sull’altare della patria le fortune private e l’accumulazione sociale.”

Monti e i suoi fratelli non vengono dalla luna, rappresentano da decenni la classe dirigente di questo paese, e qualche responsabilità devono pur averla avuta se (rapporto OCSE) l’Italia è il paese sviluppato dove più marcata sono le disuguaglianze economiche, intergenerazionali, di genere, di casta e territoriali, e dove l’origine familiare è quello che più conta per le opportunità di vita individuali; i cosiddetti “ascensori sociali” che poco funzionavano un tempo, si sono definitivamente bloccati annullando le possibilità di tanti.