Nelle radici il segreto della Calabria capitale mondiale degli amari

Con ogni probabilità, a ripercorrerne le tracce occorrerebbe risalire la corrente fino ai secoli VII-VIII, a quando cioè la tradizione monastica greco-orientale andò diffondendosi, con eremi e cenobi, per tutto il Sud della penisola, ed in modo particolare in Sicilia e in Calabria. È in questi luoghi del meridione bizantino che per ben otto secoli è stata custodita, vieppiù affinandosi, l’arte degli elisir terapeutici, dei distillati, delle infusioni in alcol di piante e radici. Di quelli che per mia nonna, Concetta, erano “il bicchierino” per l’ospite del primo pomeriggio (per tutta la mattinata non aveva opzioni alternative al caffè) e per noi oggi sono, semplicemente, gli amari.

In Italia la ricchezza della storia degli amari passa anche per le medievali rotte marittime delle spezie, per i missionari arabi di quell’Islam “Occidente dell’Oriente” presente in Sicilia per quasi due secoli, ed è testimoniata da un vero e proprio record, quello di Paese con il maggior numero di etichette al mondo capaci di rimandare, più che al prodotto industriale, a una complessità fatta di storia, esperienze, cultura e tradizione. Non stupisce quindi che, quasi a soddisfare un desiderio di autenticità, negli ultimi anni le vendite dei nostri amari siano di molto aumentate, tanto in Italia quanto all’estero, al punto che negli States si parla di bitter boom.

Per le giurie britanniche del World Liqueur Awards, la più autorevole kermesse che premia l’eccellenza mondiale dei liquori, è territorialmente ben identificato anche l’epicentro di questo successo, tanto è vero che i premi e le classifiche, già da qualche anno, vengono monopolizzate dagli amari realizzati in Calabria. Nel 2018 è il Jefferson Amaro Importante, prodotto dal Vecchio Magazzino Doganale di Montalto Uffugo in provincia di Cosenza, ad essere premiato come miglior liquore al mondo. Un preparato che, nonostante le positive affermazioni, resta sinceramente ancorato alle materie prime del territorio e si fa beffe dei canoni della standardizzazione permettendosi sfumature agrumate differenti ad ogni annata.

Nel volgere di pochi anni, a colorare di “Calabresità” il mondo degli amari, sono arrivati numerosi altri riconoscimenti, così che nella scorsa edizione degli Awards mondiali dei liquori il Rupes, essenza dell’amarezza assoluta preparata a Roccella Jonica, nel Reggino, è stato incoronato il miglior amaro alle erbe del mondo. Mentre l’unico amaro al mondo prodotto con l’acqua di mare e cedro, il MZero di Diamante sulla riviera dei Cedri, ha sbaragliato tutti aggiudicandosi il titolo di World’s best Bitter. Sul gradino più alto riservato agli amari speziati invece si è piazzato il cosentino Foraffascinu le cui note rimandano al territorio e alle civiltà che lo hanno abitato, e il nome all’antico rituale scaramantico contro il malocchio.

Sono però tantissime le esperienze che si possono fare con gli amari di Calabria, dai popolarissimi Amaro del Capo e Amaro Silano alle numerose, e davvero eccellenti, realtà artigianali capaci di raccontare frammenti di fierezza e di storia che intimamente appartengono a una terra diventata, quasi senza accorgersene, capitale mondiale.