Il nuovo album di Flo. Raffinato tributo al coraggio delle “Brave ragazze” del Sud

La rivoluzione digitale che ci tiene tutti iperconnessi, con la complicità della pandemia che ne ha amplificato gli effetti, ha sconvolto per sempre le modalità di produzione e di fruizione dei contenuti musicali. Piattaforme per lo streaming, live events sul web, offerta tv orientata ai profitti di poche grandi major discografiche, non erano la realtà di quei ragazzi che, appena qualche anno fa, col fiuto dell’esploratore, si portavano a casa l’album scovato in una discoteca giù alla Ferrovia.

E neanche quella della gavetta che, via via contaminando, portava ai palchi. Eppure questa rivoluzione non ha cambiato d’una virgola la natura profonda dei ragazzi di ieri e di oggi che, caparbi, tengono ancorate le emozioni agli stessi porti di sempre.

Un nuovo approdo sicuro per le gómene del cuore, tendini e nervi è quello rappresentato da “Brave ragazze”, il raffinato lavoro discografico della cantautrice napoletana Flo, una delle voci più autentiche e una personalità marcatamente latina, mediterranea e cosmopolita al contempo, che oramai spicca per la stima, professionale ed umana, che incondizionatamente riscuote.

L’album, prodotto dalla vivace etichetta napoletana SoundFly, è il risultato di un attento affinamento maturato nei concerti dal vivo che prende forma, con le corde di Cristiano Califano e le percussioni di Michele Maione, in una trama di quattro inediti di storie declinate al femminile che lasciano spazio al rancore sarcastico, teatrale, interpretato in Boccamara” assieme a Beppe Servillo, e al “fiore tutto storto” di una “Maddalena” musicata con il contributo di uno straordinario Paolo Angeli. C’è poi l’irriverenza del folk partenopeo per le meritrici di “Malemaritate”, e l’incantevole (da pelle d’oca) “Furtunata” scritta ‘mpont ‘o core per raccontare, alla maniera di Flo, la maternità che passa per l’adozione.

Su questa trama è tessuto un ordito che, oltre a un canto antico radicato in Salento, in cinque reinterpretazioni omaggia e restituisce migliore memoria all’eroico coraggio, alla tenacia, ai successi, alle solitudini …insomma al vissuto di altrettante indimenticate “brave ragazze”, cantautrici del mondo latino. Ritroviamo così l’argentina Leda Valladares che, per tenerne memoria, registrò e catalogò i canti dei descamisados; la Violeta Parra, voce e identità del popolo cileno, che ha pagato con la depressione e il suicidio, il sogno spezzato di un grande Centro di Arte Popolare alle porte di Santiago; il destino di La Lupe, amata ed acclamata in mezzo mondo e finita per strada; una riuscitissima interpretazione per stringersi al cuore Gabriella Ferri ed infine una storia che ci riporta alla ferita, non ancora cicatrizzata, dei bastimenti verso le Americhe cantati dalla “regina degli emigranti”, Gilda Mignonette, che visse a New York sognando una casa a Posillipo. “Qualsiasi cosa succede portatemi a Napoli” …decise infine di tornare e a migliaia la salutarono al porto, ma morì stringendo una cartolina di Napoli poche ore prima di arrivare per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute.

Chissà che storia porta in dote la “Reginella” a cui Flo dedica l’album, chissà se anche lei è una delle ragazze impavide e sorridenti destinate, nonostante tutto, a metterlo sott’ e ‘ncopp chistu munno.