Le idee camminano sulle gambe degli uomini

Nel discorso di fine anno con il quale il Presidente Matterella si è rivolto (per l’ultima volta?) agli italiani, la parte che ha più coinvolto emotivamente le persone è stata, a detta di tutti i commentatori, quella dedicata ai giovani “…che lottano, studiano, s’impegnano, risalgono la china”. Parole particolarmente emozionanti “prese in prestito” dalla lettera che l’amatissimo Prof. di filosofia Pietro Carmina, vittima della tragica esplosione di gas a Ravanusa, andando in pensione rivolse ai suoi studenti un paio d’anni fa:

“Usate le parole che vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha; non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi: infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita, non adattatevi, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, caricatevi sulle spalle chi non ce la fa: voi non siete il futuro, siete il presente. Non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare”.

Le parole come le idee, si sa, camminano sulle gambe degli uomini e quelle del docente del liceo di Canicattì ancora vibrano nell’animo di intere generazioni di studenti la cui buona sorte ha messo sulla stessa strada “del Prof. che ti rimane nel cuore tutta la vita”. Parole che rappresentano eredità e testimonianza di una generosa, rara, innovativa dedizione.

Parole che però su gambe istituzionali rischiano di non fare troppa strada, di risultare retoriche e inconsistenti, poiché, come dice bene Daniela Ranieri in un pezzo sul Fatto Quotidiano, “contengono l’idea che le cose per i giovani vadano male perché non si sporcano le mani e non rischiano abbastanza”. Quasi che mancasse ai giovani la volontà di rimboccarsi le maniche; quasi non fossero evidenti i meccanismi di funzionamento di un sistema costruito ad arte per lasciare inalterati i rapporti di forza disegnati dalle élite negli ultimi decenni; quasi che l’istituzione “Scuola”, per via di riforme che l’hanno piegata alle leggi del mercato, non avesse smesso da tempo di fungere da ascensore sociale.

La politica, le Istituzioni, più che l’esortazione all’impegno, dovrebbero praticare il disegno di un sistema scolastico che si discosti dalle mortifere spire delle esigenze d’impresa; che sia capace di rimuovere gli ostacoli che impediscono ai giovani di realizzare le loro talentuose vite; che innanzitutto cessi di essere un fattore discriminante per i giovani del Sud che, dall’asilo all’Università, non godono dello stesso diritto di cittadinanza di quelli del Nord e “mordono la vita” andandosene via …purtroppo.