Il Capuanello, il melone di Natale

Quella che oggi, nella trimillenaria Capua, è solo una veloce via di passaggio dai marciapiedi inutilmente ampi, è stata fino a tutti gli anni ’80 la pittoresca “via dei mellonari”. Decine di bancarelle e ruspantissime casette (tutt’altro che quelle standardizzate alla patina dei mercatini natalizi correnti) per molti mesi all’anno coloravano il paesaggio urbano e tenevano vivo un passeggio di eterogenea frequentazione. Ci si rifornivano le famigliole prima di proseguire verso le spiagge di Mondragone; valutavano, i più avveduti, i cocomeri che promettevano il fuoco più vivo; e la sera, tra le luci pacchiane di festosa allegrezza, ci si intratteneva alla buona per quattro chiacchiere, tra qualche fetta di quello “ad acqua” o di quello “a pane” e un bicchiere di vino senza etichetta. Quando poi “la stagione” digradava verso l’autunno era per molti il tempo di scegliere, ancora un po’ acerbo, il “Capuanello”, che sarebbe arrivato fino alle tavole delle successive festività di fine anno.

Questa strepitosa varietà di melone, coltivata un tempo in tutte le campagne del casertano, appartiene a quelle conosciute come “meloni d’inverno”, quelle tardive che, con un terreno ben preparato, non hanno bisogno di irrigazione né di concimazione, ma che per via di una maturazione meno rapida e una resa inferiore, è stata sacrificata all’altare della produttività consumistica fin quasi a sparire. È il dolcissimo melone del Natale, con la buccia verde scuro interamente solcata da rughe irregolari, immancabile nelle rappresentazioni dei presepi napoletani di San Gregorio Armeno e che, legato con la rafia, veniva conservato in un posto completamente all’ombra, appeso a un chiodo abbastanza lungo da non far toccare il frutto alla parete.

Un prodotto scampato, per fortuna, a una probabile e definitiva estinzione grazie alle ricerche condotte in quest’ultimo decennio dal Prof. Augusto Parente, dalla biologa Laura De Simone e dalla ricercatrice Nadia Ficcadenti che hanno trovato nella determinazione dell’imprenditore agricolo Gaetano Bellofatto, titolare dell’azienda capuana “Fatto di Natura”, la sensibilità per recuperare un tassello di preziosa identità gastronomica, una cultivar resuscitata dal passato, che non può mancare alla convivialità familiare dei nostri prossimi giorni.