Risposta ruvida ad Aldo Cazzullo che deraglia (ancora) sul Sud

Buongiorno Sig. Cazzullo

Considerata la disinformazione che c’è in giro riguardo le risorse europee del Recovery Fund non mi ha sorpreso la lettera che, l’altro giorno, il Sig. Alfredo Porro Le ha indirizzato. In un paio di righe il lettore, nel chiederne conto, è riuscito a prendere due clamorose cantonate, una appresso all’altra. La prima nel ritenere che i fondi europei fossero destinati a chi è stato più colpito dalla pandemia; la seconda, quando immagina che l’80% sia la quota del Pnrr che lo Stato italiano intenda utilizzare per il Sud.

In realtà l’UE non destina queste risorse alle aree più colpite dalla pandemia, ma a quelle che avranno maggiori difficoltà a riprendersi, tanto è vero che i parametri applicati per la ripartizione del fondo non sono stati né il numero dei morti né quello dei contagi. Sono stati, invece, considerati tre semplici criteri: la popolazione; il PIL pro capite e il tasso di disoccupazione. Tanto per chiarire, se il Sud avesse potuto sedersi al tavolo della ripartizione come soggetto autonomo, senza cioè il fardello degli interessi padani, sarebbe andato vicinissimo ad intercettare, dei 209 miliardi complessivi, quell’80% evocato dal Sig. Porro (calcoli di diverse autorevoli fonti parlano di 66% – 70%).

Per il Sud l’obiettivo del governo, sbandierato ai quattro venti come fosse chissà cosa, è riuscire a destinagli il 40% ma, considerato che tanto io quanto Lei ne abbiamo visti tanti che hanno “fatto il militare a Cuneo”, le possibilità che avvenga realmente con tutti ‘sti avvoltoi in giro, diciamolo, sono pochine. Mi sarebbe piaciuto che, magari con parole meno ruvide delle mie, lo avesse spiegato al Sig. Porro.

Invece ha voluto riferire del “piagnisteo” dei meridionali, senza voler scorgere in quello la denuncia della continuità di un sistema strabico disegnato sulle necessità di una sola parte del Paese. Ha voluto immaginare un meridione in-dolente senza la volontà di “guarire” come se bastasse la volontà del popolo, e non le risorse dello Stato, per realizzare la Napoli-Bari e il Ponte sullo stretto. Quanto al consiglio di leggere l’autobiografia di Farinetti, diciamo che davvero mi sarei aspettato suggerimenti migliori.

È nel giusto però quando dice che il Sud “è il posto in cui si gioca il futuro del nostro Paese”, e ancor più nel giusto è quando afferma che “si critica quel che si ama”. È così tanto vero che non c’è città al mondo che ha prodotto tanta letteratura autocritica quanto Napoli, come del resto tutto il Meridione. Può, naturalmente, esercitarsi anche Lei, ma Le riuscirebbe meglio se ne portasse almeno un pezzettino nel cuore.

Pietro Fucile

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Qui di seguito la lettera al Corriere della Sera e la risposta di Aldo Cazzullo:

Caro Aldo,

leggo sul Corriere che l’80% dei fondi Pnrr destinati all’Italia saranno utilizzati per il Sud. Ciò nonostante il Nord sia stato il più penalizzato dalla pandemia e sia il motore del Paese.

(Alfredo Porro, Milano)

I SOLDI DEL PNRR AL MERIDIONE SÌ, MA CI VUOLE ANCHE VOLONTÀ

Io invece lo trovo giusto. Il Sud ha maggiore necessità di risorse rispetto al Nord, per le infrastrutture stradali, ferroviarie, tecnologiche. È un divario che prima o poi andrà colmato. Ma non è solo questione di soldi. Qualsiasi guarigione ha due premesse. Il malato deve rendersi conto di essere malato. E deve avere la volontà di guarire. Sinceramente, mi pare che oggi al Sud entrambe le premesse manchino. C’è un piagnisteo contro Garibaldi e i Savoia che hanno rubato l’oro del Banco di Napoli mentre i Borbone avevano già il bidet e la ferrovia Napoli-Portici. Ma non c’è una volontà diffusa e consapevole di rimuovere gli ostacoli che frenano lo sviluppo del Sud. Altrimenti l’alta velocità Napoli-Bari sarebbe già operativa, mentre è bloccata da tanti piccoli veti. E ci sarebbe un ponte per collegare la Sicilia al continente. Legga, gentile signor Porro, il capitolo di «Never quiet», l’autobiografia di Oscar Farinetti, sulle disavventure di un imprenditore a Bari, alle prese con fornitori che vorrebbero essere pagati in nero e con concorrenti sleali. Ma criticare il Sud è quasi impossibile; una critica è vissuta come un affronto. In realtà, si critica quel che si ama.

Resto convinto che il Sud abbia enormi potenzialità di sviluppo. È una terra meravigliosa, per storia, cultura, bellezza, prodotti, calore e intelligenza degli abitanti. Il Mezzogiorno ha luoghi ancora più belli dei luoghi più belli della Terra. La vista dal Vesuvio è più spettacolare del panorama dalla Table Mountain di Città del Capo, i mosaici della Cappella Palatina di Palermo sono più preziosi di quelli di Bisanzio, i teatri greci di Siracusa e Taormina sono valorizzati meglio di quelli di Atene e di Epidauro, in Svevia non ci sono castelli come Castel del Monte… Però il Sud non è una cartolina. È Giugliano in Campania, una città che ha più abitanti di Bergamo ma di cui non si parla mai. È la Capitanata, dove una sola eroica procura combatte la mafia più spietata d’Europa. È la Calabria aspra e negletta. È il posto in cui si gioca il futuro del nostro Paese. Già non riesce a spendere i fondi europei; che uso farà del Pnrr?

(Aldo Cazzullo)