Riforma Irpef: Pensano solo alle imprese e ai ricchi del Nord 

Gianna Fracassi, vicesegretaria Cgil, l’ha scritto con parole nette su Twitter: “Stanno cercando disperatamente di dimostrare che l’accordo di maggioranza sul fisco avvantaggia i redditi più bassi”. Un tentativo disperato e un falso ovviamente, che viene smascherato con grande efficacia da un grafico che il sindacato ha elaborato utilizzando i dati del MEF. 
È possibile così per tutti, anche visivamente, constatare che i benefici maggiori della riduzione delle aliquote Irpef saranno in favore di chi ha redditi medio-alti, in particolare per la fascia tra i 40 e i 50mila euro, ma anche per i redditi superiori. Benefici che, in virtù della forte diseguaglianza territoriale italiana, confluiranno in maggior misura nelle aree settentrionali più agiate. 
Saranno invece nulli, o quasi irrilevanti, i benefici per tutti quelli che possono contare su redditi inferiori ai 35mila euro l’anno, cioè l’85% dei lavoratori dipendenti. Un sistema che, a detta del sindacato, senza un ampliamento della base imponibile Irpef, senza una revisione delle agevolazioni e senza un’ulteriore aliquota del 45% sui redditi molto alti, va in direzione di una forte iniquità. La preoccupazione è quella di veder materializzato un sistema a tre aliquote, meno progressivo e più flat, così come chiedono forze politiche come la Lega Nord. 
“Una politica che ignora il disagio nel paese e le ragioni dei ceti deboli…”, dice dalle pagine di Avvenire il Segretario Landini, “…attenta esclusivamente al mondo imprenditoriale che, occorre ricordarlo, “dal 2015 al 2021, ha già avuto aiuti per 185 miliardi di euro, inclusi i sostegni Covid, fra l’altro quasi tutti dati in modo non selettivo, anche alle multinazionali che in diversi casi stanno delocalizzando e licenziando”.