Meridionalisti e Sudisti: “Ha parlato Don Gennarino Parsifal …Pò! Pò!”

(Lettera al quotidiano “il Mattino”)

Gentile Direttore,

ho letto con attenzione l’articolo pubblicato lo scorso giovedì nel quale si vorrebbe rendere evidente la netta differenza che c’è tra meridionalisti e sudisti, “una questione da chiarire, una volta per tutte!” Tuona forte l’autore, il Prof. Francesco Barbagallo.

L’identikit del vero meridionalista, a detta del Prof., è quello di chi avvia una riflessione critica sulle condizioni del Mezzogiorno collocandolo al centro della politica nazionale, così da modificarne la direzione. Fa l’esempio di quelli che nell’Ottocento (da Giustino Fortunato a Antonio Gramsci) indagarono per primi, con scritti, inchieste e denunce, i caratteri dell’incompiuta unificazione nazionale indicandone il fulcro nella questione meridionale. E include anche quelli che, alla nascita della Repubblica, (da Menichella a Saraceno) puntavano a ridurre il divario tra Nord e Sud imprimendo al modello di sviluppo italiano una direzione meridionalistica, richiamando lo Stato a un intervento più responsabile e incisivo.

Il Prof. si ferma lì, a settant’anni fa. Dopo quelle stagioni ritiene non ci siano più meridionalisti ma solo sudisti che “da subalterni, cercano di estorcere risorse a uno Stato patrigno in uno scambio di sussidi, favori, affari e protezioni” (insomma una specie di patto mafioso). E per dipiù – nota – il sudismo di oggi è solo “ribellismo sudista permeato di neo-borbonismo”.

E a me viene da sorridere venendomi in mente il grande Lello Arena interprete d’un improbabile guappo: “ha parlato Don Gennarino Parsifal …Pò! Pò!”

Già, perché Barbagallo sentenzia, ma non si accorge che “quelli di oggi” (per intenderci, chi esprime posizioni vicine a Pino Aprile e ai Neoborbonici con cui il Prof. ha più volte polemizzato), agiscono esattamente come i meridionalisti succitati e provano a porre il Mezzogiorno al centro dell’attenzione politica. Lo fanno con lo studio dei documenti, con le ricerche in archivio, con le denunce, la divulgazione, le proposte, i progetti e vengono sempre più ascoltati proprio perché, non campando di cattedre, presidenze e incarichi istituzionali in mano ai partiti, non pare abbiano in animo di “estorcere” né favori né protezioni. Proprio perché, orgogliosi e non subalterni, la pari dignità di cittadinanza, la esigono.

Cordialmente.