A Raitre retrocedono “Un posto al sole” e cancellano Napoli dal prime time 

Sarà per quell’aria da maestrina emancipata dalle scorie di “terronità”, che i sorrisetti altezzosi della “brava giornalista” Lucia Annunziata in genere li digerisco più a fatica dei peperoni all’aglio, di sera, da zia Giuseppina. Qualche anno fa mi ci vollero cucchiaiate di citrosodina quando l’Annunziata, di fronte ai dati drammatici sulle condizioni dei giovani meridionali, dichiarò che, forse “quelli del Sud non studiano e non lavorano perché vanno a spacciare cocaina”. E mai mi è passata la maldisposizione da quando, alle comodissime interviste a Salvini e Bonomi, alternava la tenacia con cui s’incaponiva a rilanciare e rincarare l’oramai smentitissima, fake news dei medici assenteisti al Cardarelli. 
Spegnere la tv è stato, per quelli come me, un rimedio migliore del Buscopan, ma ora che la “badessa Lucia” reclama uno spazio quotidiano di approfondimento in prime time su Raitre, in concorrenza con Gruber e Palombelli, la cosa si fa seria. Già, perché a cedere il posto sarebbe la storica soap “Un posto al sole” che verrebbe spostata al difficile orario delle 18:30, scomodo a molti affezionati. 
Una scelta incomprensibile che pare non tenere conto del consolidato successo in termini di ascolti e di critica della prima e più longeva soap completamente realizzata in Italia. 25 anni di programmazione ininterrotta, con ascolti medi superiori al milione e mezzo di spettatori, in cui si sono alternati oltre duemila attori, 120 registi e centinaia di migliaia di comparse che, tra l’altro, hanno contribuito a restituire un’immagine più che positiva della città di Napoli favorendone l’attrattività turistica. 
Il deputato napoletano M5S Luigi Iovino ha, giustamente, ritenuto di portare il caso in parlamento con una interrogazione che, raccogliendo il grido d’allarme lanciato nei giorni scorsi dai sindacati, evidenzia gli aspetti lavorativi del Centro di produzione Rai di Napoli già colpito dalla chiusura di un’altra fiction di successo come “La squadra”. Una sede, quella di Napoli, che ha saputo dimostrare di essere un’eccellenza capace di numerose produzioni di pregio e in cui le 400 persone impiegate, per metà impegnate nella produzione di Un Posto al Sole, attendono di sapere se per davvero, in uno dei prossimi CdA di viale Mazzini, si avrà la faccia tosta di scelte scellerate, da kamikaze, ancora una volta a detrimento delle ragioni che vengono da Sud.