Senza Sud s’è perso Filippo e ‘o panaro

Eppure Gianfranco Viesti una decina di anni fa ci aveva avvertiti: “senza parole non c’è politica”. Lo aveva fatto con l’agile e preziosissimo “Più lavoro, più talenti” nel quale aveva individuato quattro parole che avrebbero potuto determinare una storia diversa e dare una prospettiva di crescita per l’intero paese se solo fossero state nell’agenda e nell’agire dei politici. Invece, “Lavoro, giovani, donne e Sud” sono rimaste parole impigliate nella retorica, retrocesse a propositi periferici rispetto all’ossessione per le privatizzazioni, per i federalismi, per i tagli alla spesa pubblica, per la voracissima locomotiva padana.

Sarebbe bastato prenderle sul serio quelle parole per non dover leggere oggi, in una ricerca svolta all’interno del programma dell’Inps “Visitinps Scholars” firmata da Michele Bavaro, che dal 1990 gli occupati sotto la soglia di povertà sono cresciuti del 7 per cento. È il mondo in espansione della working poverty, quello dell’11,8% di lavoratori che non guadagnano abbastanza da superare la soglia della povertà assoluta, o quello del 32,4% che non arriva a quella della povertà relativa. Un esercito a cui non si può di certo raccontare la favoletta del “rimboccarsi le maniche” senza rischiare quantomeno un sonoro “vaffanculo”.

Analizzando i risultati dello studio emerge chiaro che uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda l’aumento della frammentazione lavorativa, vale a dire il numero di lavori svolti dal singolo lavoratore, per il quale i vantaggi della magnificata flessibilità si sono tradotti in una più realistica precarietà. Emerge, soprattutto, che il tasso di povertà delle lavoratrici è doppio rispetto a quello degli uomini, che gli under 35 sono fortemente penalizzati e che tra Nord e Sud si dilatano, feroci, le disuguaglianze.

Per una “manutenzione straordinaria”, che già un decennio fa il Prof. Viesti riteneva urgente, è mancata soprattutto la parola “Mezzogiorno” diventata impronunciabile, usurata da uno storytelling, malevolo ed interessato della Lega Nord (e dei suoi tanti fiancheggiatori) che l’ha resa sintesi di tutti i mali italiani, così da poter teorizzare e giustificare il disimpegno e il saccheggio sistematico delle risorse destinate al Sud.

E siccome intervenire sul mondo del lavoro, sulle politiche giovanili e quelle di genere, avrebbe comportato un conseguente miglioramento delle condizioni del Sud (dove il lavoro è più scarso, innanzitutto per le donne e per i giovani), per malcurata bulimia padana, si è preferito tacere il necessario e perdere Filippo e ‘o panaro, condannando il paese al declino.