“Francesca e Nunziata”, appello per la ristampa di una storia preziosa.

Magari non sempre è così, ma ho imparato che i libri quando vengono dati in prestito si offendono, e spesso non tornano più. Alcuni di questi, quelli capaci di lasciare i segni più significativi, a seguito di convenienti suppliche presso l’antico proprietario, si sono accasati, infine, anche da me.

È il caso di un romanzo storico, divenutomi carissimo, che la scrittrice Maria Orsini Natale, con la raffinatezza della sua scrittura, ha voluto ambientare nei pressi della sua Torre Annunziata per comporre, attraverso le coinvolgenti vicende di una famiglia patriarcale di pastai, un appassionato affresco sociale del periodo che intercorre tra la seconda metà dell’Ottocento e le prime avvisaglie della Seconda guerra mondiale, raccontato per come è stato vissuto da chi stanziava tra la Costiera amalfitana e le falde del Vesuvio.

Parlo di “Francesca e Nunziata”, un vero e proprio cult, finalista al Premio Strega del 1995 e oggetto di un’eccellente trasposizione cinematografica di Lina Wertmuller, che ha impegnato attori del calibro di Sophia Loren, Giancarlo Giannini, Claudia Gerini e Raul Bova.

Nel libro, che può leggersi attraverso molteplici lenti, come l’evoluzione delle strutture artigianali in moderne aziende industriali, oppure per il ruolo delle donne nella società in tumultuoso cambiamento, o anche per l’arte della cucina e della cultura alimentare nel Sud, spiccano le personalità delle due donne che fanno il titolo: Francesca, criatura che “tene ‘a capa bona”, arriva a guidare un vero e proprio impero industriale; e Nunziata, sua figlia adottiva che per temperamento le somiglierà assai, a ereditarne attitudini, tormenti e sconfitte.

“Nu cunto” di vicende familiari a cui scorrono parallele le pagine, appassionate, di un secolo di storia italiana, a rendicontare i dolori indicibili procurati ai meridionali da un processo di unificazione che, stravolgendo il divenire di una gente, offriva una nuova Patria a un popolo che ne aveva già una, e non ne voleva altre. Un popolo di civilissima umanità, fatto da “oltre nove milioni di persone legate in un vincolo di tradizioni, di costumi e di lingua” sacrificato, con il suo Re, agli interessi della politica.

Oggi questo prezioso volume non è più reperibile in formato cartaceo e, nonostante siano in molti i lettori che ne fanno richiesta, è acquistabile solo in forma digitale. Per questo motivo la libreria “Libertà” e l’associazione “Caffè letterario Nuovevoci” hanno promosso una serie di incontri dedicati alla lettura del libro, e contestualmente si sono fatti portavoce di un appello affinché il romanzo venga ristampato e messo di nuovo in commercio.

Da parte mio spero vivamente che l’appello non cada nel vuoto e di poterlo presto acquistare …così da poter restituire la copia che mia madre, volendomi sensibile alle buone letture, mi prestò una ventina d’anni fa.