Ci ha lasciato Angelo Del Boca, coscienza di un paese, ancora, senza memoria.

Dicono che, tra le lacrime per la Carrà e le partite della nazionale di calcio, Angelo Dal Boca abbia scelto un momento sbagliato per morire, ed in effetti, in tempi avari di vite esemplari da tenere come riferimento, sarebbe potuta essere occasione di più diffuse riflessioni sulla sua opera. “L’irregolare” Angelo Del Boca, per amore di verità ha interpretato con intransigenza il mestiere di giornalista e di storico. E lo ha fatto spazzando via le ragioni, farlocche, che hanno contribuito a consolidare nella coscienza nazionale il mito, duro a morire, degli “italiani brava gente” che ci vuole “diversi”, più tolleranti, più generosi degli altri, e perciò incapaci di atti crudeli. Un mito che ha impedito, e impedisce, alla nazione italiana di diventare “adulta” facendo i conti con la propria memoria.

Angelo Dal Boca, distante anni luce dalla consolatoria autoassoluzione nazionale, ha voluto raccontare come dietro questo “mito”, paravento protettivo di ostentato e falso buonismo, si siano consumati negli ultimi centocinquant’anni, in Italia, in Europa e nelle colonie d’oltremare, i crimini peggiori e gli eccidi più barbari. Dall’occupazione militare del Mezzogiorno dopo il 1861, alle terribili pagine del colonialismo italiano in Libia e in Etiopia, fino alla guerra d’occupazione nei Balcani.

Una lunga polemica lo contrappose a Indro Montanelli, ex combattente della guerra d’Etiopia, che negava il ricorso alle armi chimiche da parte italiana. In forza di un’ampia documentazione il giornalista toscano dovette ammettere che “…mi sono sbagliato e lui ha ragione”. Da nessun italiano, comunque, dovrebbe essere mancata la lettura di quello che, nel 2005, è stato il suo maggior successo editoriale: il rigoroso e documentato Italiani, brava gente?”. Per poter connettersi a una grande voce che, di là dallo spegnersi, riecheggia autorevole come coscienza di un paese, purtroppo, ancora senza memoria.