L’economia identitaria dei pastori sardi non ha bisogno di essere processata

“Non mi alzo dal tavolo se il prezzo del latte non arriva a un euro”. A “tuonare” son buoni tutti, ma Matteo Salvini ha dimostrato di essere un campione nella specialità. Con i pastori sardi, che nel 2019 protestavano per un equo prezzo del latte ovino animando quella che venne definita la “guerra del latte”, prese l’impegno, poco prima delle elezioni regionali, di risolvere la vertenza in 48 ore (mica cotiche!), e successivamente l’allora Ministro dell’Interno si re-impegnò …senza trovare il tempo però di mantenere.

Inutile dire che, nonostante i forti rincari di tutti i prodotti necessari alla produzione, a un euro il prezzo medio del latte non c’è mai arrivato. Come è inutile ricordare che le ragioni che determinarono le proteste non sono state affatto rimosse né attenuate. La politica, tutta, semplicemente non se ne è mai seriamente occupata, così che il latte sardo resta a competere nello stesso mercato di quello di altri paesi dove il costo del lavoro, e quindi di produzione, è molto basso.

A distanza di due anni la situazione è addirittura peggiorata e al danno si è aggiunta la beffa. Per quelle proteste mai scadute in atti violenti, infatti, su un migliaio di allevatori pendono procedimenti penali per il reato di “blocco stradale”, un reato ripristinato, ironia della sorte, con il Decreto Sicurezza fortemente caldeggiato proprio da Salvini. Il guaio più grosso è che, in virtù di questi procedimenti, ai pastori non può essere rilasciata la certificazione antimafia, senza la quale è precluso anche l’accesso ai fondi europei della Politica Agricola Comune (PAC).

Al posto di denunce e processi, e di quella che per i Movimenti rappresentanti della realtà pastorale è una vera e propria “gogna giudiziaria” in scena in questi giorni nei vari tribunali dell’Isola, occorrerebbe che gli attori politici si predisponessero all’ascolto e affrontassero la questione riconoscendo al pastore della sacra Ichnusa il ruolo di custode del territorio e dell’ambiente, manutentore di tradizioni e di bellezza. Servirebbe che le pratiche estensive di allevamento utilizzate in Sardegna, venissero contrapposte al sistema produttivo intensivo che sta devastando principalmente le regioni padane, e prese a modello virtuoso da promuovere e valorizzare quale spina dorsale di un’economia identitaria che poche altre realtà al mondo possono vantare.

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