Rino Gaetano, l’ultimo rivoluzionario del Sud

Quarant’anni fa, Il 2 giugno 1981 , Rino Gaetano si schianta a un incrocio sulla Nomentana. Gli occhi della musica d’autore si riempiono di sale e nel suo Sud rimasto orfano dell’ultimo rivoluzionario meridionale non smette ancora di piovere. Ha soli trent’anni Rino, ha imbracciato la chitarra e ha combattuto da solo contro tutti, forse anche contro sé stesso. Che dolce e spietato atto d’anarchia morire il giorno della festa della Repubblica.

Cosa rimane oggi della sua poetica? I testi delle sue canzoni rivelano una potente visione pasoliniana della vita a cui si aggiungono un’ispirata musica popolare e una cifra anarchica letteraria. Si, perché Rino Gaetano ha cantato per i calpestati, i disperati, i diversi e gli ultimi. Ha manifestato, contestato, sbeffeggiato. Tutto è già stato scritto da Rino che come il cappellaio matto ha tirato fuori dal suo amato cilindro nero non conigli addomesticabili ma lepri ribelli.

Molti giovanissimi oggi consumano il rito sacro di far suonare i vecchi vinili dei padri sui giradischi. Un abbraccio generazionale, un modo di parlarsi per scoprire che non si è poi così diversi nelle battaglie per la libertà. Poi ti capita di trovare un 33 giri di Rino Gaetano. Ti commuovi nell’ascoltare la sua voce rotta e ritrovi quella forza e quel coraggio necessari a riconquistare una dignità perduta, soprattutto se sei nato a Sud. ln quest’atto quasi sacro, fra fruscii di puntina e rumori atmosferici di polvere, vento e tempo, accade che i personaggi delle canzoni di Rino prendano vita e il cantautore di Crotone torni a parlarci con il suo stile naif e visionario fra poesia e critica civile.

‘”Escluso il cane” diventa la storia di un clochard che vive nell’indifferenza della gente. ‘”Berta filava” un’operaia dell’ex-llva, ragazza-madre con un bambino malato per le polveri sottili e che combatte per i diritti dei lavoratori e la salute di tutti i figli di Taranto.

“Mio fratello è figlio unico” la storia di un trans deriso che rivendica con dignità la libertà di essere sé stesso e la legge Zan, “Metà Africa e metà Europa” l’odissea di un migrante che attraversa il Mediterraneo e che muore in mare nell’indifferenza del vecchio continente. E ancora in “Ad esempio a me piace il Sud” Rino abbandona la nostalgia di un mondo contadino bucolico e abbraccia, fra le righe, la battaglia civile di Nicola Gratteri o di Nino Di Matteo ma anche di Mimmo Lucano per quell’atteso oramai irrimandabile riscatto della Calabria — «Ma quando bevo sono pronto a pagare/ L’acqua che in quella terra è più del pane».

(da un articolo di Cosimo Damiano Damato su il Domani)