Autonomia differenziata e federalismo fiscale, i “Migliori” a guardia del malloppo

In un Paese tanto diviso come il nostro, dove i diritti di cittadinanza per la gente del Sud valgono la metà rispetto a quelli del Nord, e dove è palese in ciascun settore (istruzione, salute, trasporti…) l’iniquità territoriale (profonda e duratura come in nessun altro posto), risultano oltremodo volgari tutte le proposte che tendono ad ampliare il solco tra Nord e Sud.

Tra quelle, mai sopite, c’è la volontà di procedere con il Federalismo fiscale e con l’Autonomia differenziata, figlie della riforma del titolo V della costituzione che l’allora PD volle introdurre nel 2001 per fare concorrenza alla Lega. “Una scelta sciagurata” e “un errore che gli italiani hanno pagato caro”, ammettono ora gli stessi esponenti dei democrats italiani. Sono iniziative che a furor di popolo (meridionale) sono state ribattezzate con l’efficace locuzione: Secessione dei ricchi, e a ben guardare sono un vero e proprio “golpe”, giacché, in barba al dettato costituzionale, parametrano i diritti dei cittadini delle varie aree alla loro capacità di reddito, così aggravando le disuguaglianze e legalizzando il fatto che possano esistere (per legge) cittadini di serie A, B, C … altro che tutti fratelli della stessa Italia!

Malauguratamente, malgrado siano state più volte bloccate per le molte voci levatesi in aspro dissenso, e nonostante la pandemia abbia evidenziato le debolezze del sistema regionale italiano, l’intenzione di procedere in direzione “secessionista” è ancora molto forte, sia da parte delle regioni settentrionali, specializzatesi in questi decenni a rastrellare le risorse che sarebbero state di tutti; che da parte governativa, con l’inserimento da parte del governo Draghi, del Federalismo fiscale tra gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Non sono buone notizie. Come non lasciano tranquilli le parole della ministra agli Affari Regionali (del Nord), Mariastella Gelmini, che qualche giorno fa, in audizione alla commissione parlamentare per il Federalismo fiscale, ha sostenuto che il “ritrovato e pervasivo intervento dello Stato” nel fronteggiare l’emergenza Covid non significa l’affermarsi di “un nuovo centralismo”, all’opposto, bisogna guardare avanti, riprendere “le fila di un ragionamento interrotto” e recuperare i ritardi accumulati da oltre un decennio, visto che la legge sul federalismo fiscale è datata 2009. Il primo step secondo Mariastella (distintasi in passato per scelte antimeridionali come l’eliminazione dai programmi di studio per i licei di tutti i poeti e gli autori meridionali, e come anche la proposta di riqualificare i docenti meridionali …solo quelli!) è l’approvazione, entro luglio, di una legge quadro sull’Autonomia differenziata in modo che si possa fissare una “cornice unica” a cui fare riferimento.

Altro che ridurre il divario territoriale, come ci imporrebbe l’Europa!

Altro che “se parte il Sud parte l’Italia”, come ipocritamente si scrive sui giornali!

Qui si monta solo di guardia al malloppo sottratto al Sud!