Un fronte del Sud vasto come non mai

Credo che, ad essere realisti, nessuno poteva immaginare un esito differente da quello che si è avuto l’altro giorno con l’approvazione, nelle aule parlamentari, del Piano governativo che delinea la ripartizione dei fondi del Recovery Fund (PNRR). La sua definizione era stata da tempo “blindata” da Draghi con la nomina nei cardini decisionali di personalità che appartengono al suo mondo, in Italia purtroppo coincidente con le posizioni padanastre della Lega, con quelle di un capitalismo parassitario residente da tempo al settentrione e quelle della Confindustria del Nord. Affinché nulla disturbasse il manovratore poi, anche il sistema della comunicazione mass-mediatico si è dato da fare, sia oscurando quasi del tutto le ragioni del Sud da più parti ben espresse, come ad esempio, dai 500 Sindaci che hanno aderito alla rete del “Recovery Sud”, sia presentando come fosse un “buon risultato” lo sbandierato 40% di risorse al Mezzogiorno.
Una percentuale, lo ricordo, ottenuta integrando nel PNRR risorse che già appartenevano al Sud, in realtà quindi soltanto un 32% che, a tener conto della interdipendenza economica Nord-Sud, per la quale ogni 100 euro impegnati al Sud ne fa tornare 40 al Nord sotto forma di domanda di beni e servizi, è più propriamente uno scarso, scarsissimo 20%. Un “successo” del Sud per il quale chissà quante bottiglie sono state stappate al Nord.
Non è una novità, è una di quelle ingiustizie piccole o grandi che la gente del Sud ha già sperimentato, come ad esempio subito dopo l’Unità d’Italia (si diceva: ci prendiamo i territori meridionali e poi troveremo la soluzione per risolvere i loro problemi) e così pure con l’avvento della Repubblica quando, con il “Piano Marshall”, per un calcolo di pura convenienza economica si concentrarono le risorse quasi esclusivamente nelle regioni del triangolo industriale formato da Piemonte, Lombardia e Liguria, regioni peraltro, in confronto a quelle meridionali, meno provate dai bombardamenti della guerra.
Rispetto al passato è però oggi in campo, come mai è stato, una fortissima presa di coscienza dei cittadini meridionali, che in nome dell’Equità non sono più disponibili a barattare diritti e dignità con briciole di sopravvivenza. Un sentimento tanto forte da riflettersi anche nel mutato, e più combattivo, atteggiamento di molti amministratori, dei Comuni come delle Regioni, che arriva fino ai parlamenti, italiano ed europeo. Una consapevolezza di popolo che ha messo in allarme un certo establishment garantito, pigro, spocchioso ed ora molto preoccupato di un esito che, come un boomerang per la manifesta “porcata” del PNRR, a dirla con un”espressione sul Corriere del Mezzogiorno di oggi, si annuncia come un moltitudinario e niente affatto arrendevole “fronte del Sud vasto come non mai”.