Recovery: …’sta cazz ‘e matematica

La grande stampa nazionale, in prima linea per le strade di Napoli a scovare il furbetto senza mascherina e a registrare ogni peto leghista, ieri e oggi (…e sempre), si è distratta assai. Abituata a raccontare poco e per stereotipi il Sud, ha voluto ignorare quello che nel Mezzogiorno è già “rivoluzione”.

Ha pubblicato rari trafiletti per “non-informare” che, il 25 aprile in piazza a Napoli, ha manifestato la sua protesta una foltissima rappresentanza degli oltre 500 sindaci che hanno aderito alla rete del “Recovery Sud”, impegnati perché si giunga a una ripartizione delle risorse europee del Recovery Fund più rispettosa dei diritti dei cittadini meridionali.

Un disperato tentativo di occultare tutto un Sud in marcia su un percorso popolato, oltre che dai Sindaci, anche dalla risolutezza univoca di tutti i presidenti delle Regioni meridionali; dalla volontà dei parlamentari del Sud, di tutti i partiti, uniti in un Intergruppo; da un gruppo di europarlamentari formatosi a Bruxelles per la tutela degli interessi del Sud; dai tanti Movimenti. Tutti ad affermare che il Pnrr che sarà consegnato a fine mese, debba tener conto dei criteri, chiarissimi, stabiliti dall’UE: la popolazione, il PIL pro capite e il tasso di disoccupazione. Parametri che hanno permesso all’Italia di accedere alla fetta più grossa tra tutti gli stati membri, proprio in virtù dei numeri negativi che si registrano al Mezzogiorno e della sua economia duale che continua a tenere un terzo del Paese ridotto a vivere con la metà di quanto è invece concesso al resto.

Criteri, per la prima volta elaborati l’estate scorsa, in uno studio dalla Commissione economica del Movimento per l’Equità Territoriale da cui risulta che le risorse spettanti al Mezzogiorno ammontano a circa il 70% dell’intero pacchetto. Applicando i parametri con diverse metodologie, i calcoli sono stati più volte sviluppati da molti altri soggetti, lo hanno fatto ad esempio alla Svimez, al Mattino, alle Regione Campania, all’europarlamento … I risultati, che poco si discostano dallo studio originario, confermano l’ordine di grandezza: 66, 68 o 70 per cento. È questa la percentuale del Recovery che spetta al Sud, pronto a una “rivoluzione” …per amor di matematica.