Una Lombardia così fa male al Paese.

Se la metà della metà dei ritardi, inefficienze, scandali, disservizi, ruberie che in un anno ha collezionato la sanità lombarda si fossero verificate in una regione del Sud, quella sanità sarebbe stata commissariata dallo Stato, e le telecamere di Giletti avrebbero canzonato, per mesi, manager e amministratori, quanto meno incapaci. 

L’ultimo fallimento, di una lista in costante aggiornamento, riguarda le vaccinazioni degli ultraottantenni: a Cremona, per due giorni di fila, i pazienti che erano attesi all’Hub di Cremona Fiere non sono stati avvisati con l’sms per l’appuntamento, così che le 600 dosi scongelate di ieri, e le 680 dell’altro ieri, hanno rischiato di dover essere buttate. Un mega-spreco, scongiurato grazie a un passaparola via whatsapp messo in piedi da alcuni sindaci, che ha tuttavia stravolto il sistema di priorità. 

In una Lombardia che continua, a dispetto di ogni evidenza, a raccontarsi “la più virtuosa”, fallisce miseramente il modello a marchio Lega-FI interpretato in continuità, per un quarto di secolo, dalle giunte Formigoni, Maroni, Fontana che la pandemia ha messo a nudo evidenziandone l’inconsistenza. 

Un anno di prove schiaccianti: dall’irresponsabile “Milano non si ferma” che ispirava l’inerzia nell’istituire zone rosse ove si registravano picchi di contagio; alla riapertura d’imperio in poche ore dell’ospedale focolaio di Alzano Lombardo senza che fosse quantomeno sanificato. Dai trasferimenti dei pazienti Covid nelle RSA che hanno causato una tristissima ecatombe; ai camici commissionati, senza gara, da Fontana alla società di suo cognato e di sua moglie (un acquisto trasformato in donazione non appena scoperti con le dita nella marmellata). Come dimenticare poi l’esilarante Gallera che disorientò tutti rivelando di non aver capito cosa fosse l’indice Rt, quello che in mesi di videoconferenze provava a spiegarcelo …lui a noi. 

E poi il mega ospedale di Milano Fiera costato 21 milioni, e forse molti di più, di donazioni che doveva ospitare 600 pazienti, poi 400, poi 200. Per molti mesi ne ha accolti una ventina appena, ed ora pochi di più. Comunicazioni di dati sbagliati che fanno finire per errore in zona rossa la regione; vaccini antinfluenzali strapagati e inutilizzati; campagna vaccinazioni a passo di lumaca; adesso il caso Cremona. 

La ciliegina è stata quella di Letizia Moratti che, chiamata a sostituire Gallera al welfare e alla salute, si presentò rivendicando la distribuzione dei vaccini in relazione al Pil regionale, insomma un vergognoso “prima i ricchi” subito spalleggiato dal prode Bertolaso che chiedeva “più vaccini per la Lombardia”. 

Una supponenza, praticata per decenni che ha permesso alla classe dirigente lombarda, con la complicità dei media, di drenare risorse da tutto il Paese per concentrarle “per grazia ricevuta” nel loro “feudo”, così da poterle sprecare nei loro fallimentari Expo; nelle loro Olimpiadi che volevano farsi da soli ma per le quali abbiamo già pagato un miliardo; nella loro autostrada BreBeMi, la più cara e più vuota d’Italia. Fino a rastrellare per la ricerca scientifica una spropositata fetta di risorse statali: 140 milioni all’anno, per sempre, verso lo Human Technopole. Una scelta che lascia a bocca asciutta, e a rischio chiusura, tanti centri più piccoli del resto del Paese dove lavorano migliaia di efficientissimi ricercatori. 

Una Lombardia così fa male al Paese!