In Val d’Aosta tre ex presidenti di Regione a processo per voto di scambio politico-mafioso

La narrazione nettamente prevalente è sempre quella dell’ “isola felice”. La realtà è che la storia politica della Valle d’Aosta s’intreccia a quella giudiziaria già dagli anni Novanta quando il Partito-Stato dell’Union Valdotaine era capace di raccogliere fino al 50% dei consensi in cabina elettorale e di dialogare in rigoroso assetto filogovernativo, tanto con la destra quanto con la sinistra, pur di preservare privilegi e accaparrarsi fette consistenti di fondi pubblici.

Tanti soldi per una Regione che, da statuto, può trattenere nelle proprie casse il 90% delle tasse. Tanti soldi per conservare il record di dipendenti pubblici, uno ogni nove abitanti, escluso quelli delle numerose società pubbliche. Tanti soldi che hanno alimentato, senza far troppo rumore sui media, una serie di scandali succedutisi in questi decenni. Dall’ “affaire trasporti” relativo ai contributi illegittimi per le autolinee valdostane, a quello del casinò con i conti in rosso per decine di milioni l’anno; dall’aeroporto “Corrado Gex” che solo per l’ordinario costa tre milioni l’anno senza che ci sia un solo volo di linea, al contratto in derivati con la Deutsche bank, fino alla riconversione dell’antico “trenino dei minatori” in una linea di trasporto tra Cogne e Acque fredde che in trent’anni ha assorbito 30 milioni di euro per poi fallire. E si potrebbe continuare a lungo.

In Tv la Vallée è però sempre raccontata come il paese di Heidi, tutto montagne e caprette “che fanno ciao”, nonostante la Presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, già nel 2017 si stupiva che in una realtà con così pochi elettori ci fosse una presenza di persone riconducibili a gruppi ‘ndranghetisti così significativa.

Dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune di Saint-Pierre dello scorso anno, in questi giorni, con gli esiti dell’indagine “Egomnia”, che ha raccolto il testimone della precedente inchiesta “Geenna”, sono stati notificati otto avvisi di garanzia per concorso in scambio elettorale politico mafioso. È estremamente rilevante che tra i destinatari figurino anche tre ex presidenti della Regione: Antonio Fosson, Laurent Viérin e Renzo Testolin.

Forse è il momento di raccontarlo meglio questo Paese, di dismettere i cliché, di far luce sugli affari che le mafie fanno al Nord, e di quanto sangue, nel contempo, versano a Sud.