In Molise il diritto alla salute è dimezzato

È sotto gli occhi di tutti che, quando parliamo di sanità pubblica, lo strumento del commissariamento così come è stato messo in piedi dallo Stato, non funziona affatto. Non ha funzionato nella Calabria dei commissari “a propria insaputa”, come Saverio Cotticelli che addirittura non sapeva che toccava a lui difendere la Calabria dall’epidemia di Covid, così come non ha funzionato in Molise, commissariato da dodici anni e sette governi, che oggi raccoglie i cocci di un disastro fatto di ospedali chiusi o declassati, di una rete territoriale quasi azzerata e una disponibilità di posti letto quasi dimezzata.

I commissariamenti risultano incancrenire i problemi invece che risolverli, e consolidano meccanismi dai quali traggono grande beneficio le regioni del Nord che, infatti, possono mettere a bilancio i sostanziosi profitti che derivano dalla migrazione sanitaria, alla quale sono costretti a ricorrere i cittadini, e da tutto l’indotto che si porta dietro.

Oggi in Molise, mentre viene indagato il Commissario, Angelo Giustini, che per gli inquirenti non ha deliberato atti di sua competenza necessari all’erogazione dei livelli assistenziali in relazione all’emergenza pandemica, ogni attività sanitaria ordinaria è completamente ferma e la pandemia è solo una parte della spiegazione, poiché ha solo aggravato una situazione che già era disastrata e in emergenza. Così tanto che, un paio d’anni fa, venne ipotizzato l’impiego dei medici militari e tanti erano i sindaci sul piede di guerra, in lotta, per la chiusura di troppi reparti e alle prese con una contrazione record di medici e infermieri pari rispettivamente al 31% e al 23%, a fronte di analoghi dati nel resto del Paese che raccontavano contrazioni ben più modeste (6,9% e 4,4%).

Il commissariamento imposto è costato ai molisani troppe sofferenze, troppe vite, una riduzione importante del sacrosanto diritto costituzionale alla salute. Responsabilità di una classe dirigente, soprattutto nazionale, rea di aver deliberatamente trascurato le esigenze di questa regione, e di tutto il Sud, disinvestendo sull’esistente, trascurando il passato e saccheggiando importanti pezzi di futuro.