Il Sud escluso dai comitati per le transizioni ecologica e digitale

Anche se per il grande pubblico si ricorre ancora alla retorica del Paese unito nel comune destino di una cittadinanza uniformemente onorata, nella realtà è chiaro a tutti che l’obiettivo, non dichiarato e silentemente praticato, è quello di mettere in mani “sicure” la gestione dei fondi del Recovery Fund, trafficando per un disegno di Paese che, per famelica bulimia di un Nord predone, vogliono ancor più diseguale di quello che è.

Mani che si stringono vicendevolmente nelle consorterie di un PUN (Partito Unico del Nord) che non ha neanche più il timore di essere beccato con le dita nella marmellata. Mani di un governo puntellato da figuri, distintisi per biografie di chiara animosità antimeridionale. Mani che sono al lavoro per raggirare perfino l’Europa, le cui copiose risorse destinate all’Italia, mai sarebbero arrivate se non ci fosse stata da curare la lacerante ferita che il Sud si porta addosso.

Un lavorio composito, fatto di colpi bassi e carognate che accentueranno, forse irrimediabilmente, ogni genere di disuguaglianza. L’ultima che ci tocca registrare è l’estromissione del Sud dai Comitati interministeriali che affiancheranno i nuovi Ministeri della Transizione ecologica e della Transizione digitale.

A sorpresa, infatti, il ministero per il Sud e la coesione territoriale non c’è nel decreto-legge che istituisce i due Comitati destinati a svolgere un ruolo fondamentale per l’attuazione del Recovery Plan. Una porta sbattuta in faccia al Mezzogiorno (il cui coinvolgimento era dato per certo fino a poco prima del Consiglio dei ministri) con una sterzata dell’ultimo minuto in netta direzione Nord. E così il Sud che, dalle indicazioni dell’Unione Europea, ma anche dalle decisioni approvate dal Parlamento italiano, doveva essere protagonista, non farà neppure da comparsa, e le parti in commedia diventano “cosa loro”.