“R’Accolto, la Terra della Libertà”, perché è così che si combatte il caporalato

Storia che viene riscritta con i barattoli di pomodori della nuova etichetta recante un apostrofo a supplire un’invisibile “i”: “R’Accolto, la Terra della Libertà”. Pelati da qualche giorno in vendita nei supermercati di Coop Alleanza 3.0.

Storia del riscatto di centinaia di migranti africani, di undici diverse nazionalità, scappati dal ghetto e che oggi abitano “Ghetto Out – Casa Sankara”, l’immensa rimessa di San Severo ristrutturata dalla Regione Puglia per cancellare la vergogna della baraccopoli di Rignano Garganico.

Costituitisi in associazione, lavorano i 14 ettari di terreno a loro disposizione autonomamente e abitano con le loro famiglie perché, dicono, “così si combatte il caporalato”, e così diventano, infatti, protagonisti di una filiera, affrancati dalla clandestinità di troppe campagne.

In soli quattro anni sono diventati un riferimento per gli invisibili dell’agricoltura, riuscendo a gestire uno spazio che non è solo un’alternativa alla disperazione, ma rappresenta anche un interlocutore importantissimo per le istituzioni.

Tanto è vero che si sono dotati di uno sportello socio-legale multifunzionale capace, innanzitutto, di saper ascoltare le più disparate esigenze, e di dare risposte immediate agli oltre 500 ospiti della comunità, ai quali è comunque richiesto di sottoscrivere un vero e proprio, rigoroso, contratto di accoglienza.

All’interno della rimessa è attivo il “Laboratorio Batik”, al quale si è presto aggiunta la Sartoria, molto attiva grazie a capacità preesistenti messe in condivisione e trasmesse ad altri. E dove vengono realizzati capi ispirati alla cultura dell’Africa.

Come africano è il potente riferimento che hanno scelto a rappresentarli nel nome: Thomas Sankara, il quale era convinto che per ottenere un cambiamento radicale bisognava “…avere il coraggio d’inventare l’avvenire. Osare inventare l’avvenire”. Un insegnamento che da queste parti è stato preso alla lettera, con tenacia e con orgoglio, così che un dei soci fondatore tra i più attivi di questa comunità, Mbaye Ndiaye, può dire di un percorso graduale “…abbiamo pensato prima a darci un tetto dignitoso sopra la testa, poi ad avere un lavoro con un pagamento giusto …erano le cose che sognavamo”.

Sono la testimonianza che un’altra economia è possibile, come possibile è un modo diverso di intendere il lavoro. Perché, a dirla con le parole del presidente di Coop Alleanza 3.0, Mario Cifiello, “oggi il rischio è che l’impresa cattiva scacci quella buona e che la ricerca del prezzo più basso cancelli i diritti delle persone”.

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