Soffia dal Nord una Siberia d’indifferenza

Che siano italiani oppure stranieri poco importa, basta dare un’occhiata alle cronache per accorgersi della dichiarazione di guerra che molte amministrazioni del Nord hanno unilateralmente dichiarato, non alla povertà, ma ai poveri, ai miseri, ai 50.000 clochard che abitano le nostre città. Educati gli italiani al peggio, da qualche anno la cosa non resta più sottotraccia, non è circoscritta a pochi casi isolati, come è stato con Giancarlo Gentilini “sindaco sceriffo” di Treviso dal 1994, sulle cui posizioni razziste, xenofobe, omofobe, antimeridionali e contro la dignità delle donne i trevigiani hanno incredibilmente sorvolato per un ventennio. No, oggi affiora diffusamente con manifesta arroganza dalle fogne dell’intolleranza.

Anche se non arrivano in tv con il dovuto rilievo, i fogli locali sono pieni di notizie di amministratori, perlopiù della Lega, che in nome del decoro fanno rimuovere le panchine dai parchi e le fontanelle urbane perché utilizzate dai senzatetto per rinfrescarsi. È accaduto a Ferrara e a Ventimiglia.

A Como invece, un video documenta il gesto dell’assessore alle Politiche sociali, Angela Corengia, che si avvicina a un senzatetto, afferra la coperta sotto cui si sta riparando e gliela butta via. A Trieste è lo stesso vicesindaco, Paolo Polidori, a vantarsi compiaciuto sul suo profilo facebook di aver buttato “con soddisfazione” nel cassonetto le coperte di un senzatetto. Michela Rosetta, prima cittadina di San Germano Vercellese assieme all’ex assessore Giorgio Carando ammettono di fare “figli e figliastri” e di dare ai ricchi gli aiuti più consistenti e ai poveri il “pacco da sfigati”. A Vicenza gli addetti alla pulizia urbana sparano acqua gelida sui clochard, prendono le coperte per gettarle via e, aggiungendo vergogna a vergogna, i vigili urbani fanno fioccare multe per violazione del coprifuoco contro i senzatetto.

Pochi giorni fa anche una città come Torino, amministrata dal M5S, non ha mostrato la sua faccia migliore (che c’è, va detto) con lo sgombero di sette clochard. Gli è stato buttato via tutto quel poco che avevano ricevuto in dono da privati cittadini o associazioni di volontariato e, dopo l’invito alla cittadinanza di non fargli elemosine, l’amministrazione vorrebbe vietargli anche il conforto di poter godere della compagnia di un animale.

Qualche anno fa anche l’idea del cuoco Massimo Bottura, concordata con la Diocesi di Milano e la Caritas, di utilizzare gli scarti alimentari provenienti dall’Expo per realizzare una mensa “stellata” per i poveri ebbe grossi problemi per via della protesta di molti cittadini del quartiere, costituitisi in un Movimento, che imbrattarono di “verde Lega” i citofoni della Caritas. Oggi quel Refettorio è un gioiellino, un punto di riferimento e un crocevia culturale che arricchisce il quartiere. Un buon esempio, come quello di Torre Annunziata, dove qualche giorno fa il Comune dell’area metropolitana di Napoli ha istituito un indirizzo, “via Casa Comunale Schiti 1”, al quale i senza fissa dimora potranno riferirsi per l’anagrafe e indicarlo come proprio domicilio, anche se in realtà questa via non esiste.

Frangivento per fortuna numerosi in tutt’Italia, ma fragili se non sostenuti, esposti al vento di gelida indifferenza che sta soffiando forte da certo Nord, intento a spazzare un po’ più in là il problema senza risolverlo. Senza che venga percorso un approccio, anche pragmatico, che affianca, invece che respingerle, le persone in difficoltà.