USA 1922: la scienza al servizio della discriminazione

Terminata la Grande Guerra che aveva reso pericolosi i viaggi transoceanici, l’emigrazione italiana verso le Americhe, bisognose di manodopera per via delle grandi estensioni di terre non sfruttate, si rifece intensa. Stavolta però a trasferirsi non erano più solo gli adulti in età lavorativa, che negli anni precedenti restavano sostanzialmente ai margini e risultavano quasi “invisibili” al resto della società (se non per gli effetti del grande contributo del loro lavoro), ma famiglie intere, comprese le donne e i bambini, esposte in maniera più diretta e concreta al nuovo ambiente che si faceva, per questa ragione, sempre più ostile.

È in questa nuova fase che trovarono terreno fertile, sulla stampa americana, numerosi articoli dal tono sempre più aggressivo verso gli immigrati italiani ai cui redattori non mancò il sostegno, la base ideologica, del mondo scientifico che si produsse in analisi dal contenuto apertamente razzista e antitaliano.

Precedendo di pochi mesi la nascita ufficiale del fascismo in Italia, nel maggio del 1922, il medico Arthur Sweeney firmò un articolo “scientifico” sulla North American Review titolato “Mental Tests for Immigrants” nel quale si sosteneva la necessità di utilizzare i test psicoattitudinali utilizzati nell’esercito, per misurare l’appetibilità dell’immigrato appena sbarcato nei porti degli Stati Uniti. Ne sarebbe risultata una valutazione dell’età mentale che li avrebbe classificati nei seguenti sette gruppi:

In fondo, si sostiene nell’articolo, è semplice, pratico e poco costoso esaminare gruppi di due o trecento in una sola seduta, si può fare in meno di un’ora. Basta uno staff di due o tre psicologi qualificati in ogni porto. Sweeney riporta poi una tabella con le risultanze dei test sottoposti a 360mila soldati statunitensi di nascita straniera, nella quale il 45,6% degli esaminati si classifica nelle categorie D e D-, cioè con una presunta età mentale talmente bassa da non poter essere considerati “buon materiale militare”.

La classifica dei peggiori è guidata dai militari polacchi, ma subito dopo ci sono gli italiani e poi i russi, popoli descritti nell’articolo come la feccia dell’Europa. Incapace di diventare buona cittadinanza a causa di deficienze intellettuali, e che non dovrebbe essere loro concesso alcun posto in questo paese e nessuna voce nei suoi affari”.

Sono questi i gruppi nazionali, “orda d’inadatti”, che il medico vuole bandire dal suolo americano in quanto nettamente sub-normali e del tutto inadattabili” destinati a diventare un peso che “allunga la catena di poveri, criminali e imbecilli che riempiono i nostri tribunali e le nostre istituzioni”.

I test quindi per Sweeney sono necessari, perché con la fisiognomica “non si può riconoscere l’imbecille a prima vista”. E siccome “abbiamo bisogno degli immigrati”, conclude che però “servono quelli intelligenti e adattabili all’ambiente che troveranno qui. Non abbiamo bisogno degli inutili, degli ignoranti e degli idioti.