Cristo quest’anno ha deciso di nascere a Locri

A Sud, da cui troppi figli hanno dovuto sparpagliarsi per il mondo, il rammarico di dover trascorrere distanti dagli affetti più cari le festività natalizie, sarà più sofferto e più diffuso. A lenire il dispiacere, tuttavia, la certezza che prima o poi, in un modo o nell’altro, la pandemia dovrà pur allentare il morso e permettere un ritorno alla normalità. Anche se proprio “normale” non è, un Paese, tra quelli più progrediti del mondo, che da un secolo e mezzo, non riesce ad assicurare quelle condizioni che permetterebbero a tanti suoi cittadini meridionali di restare.

Per fortuna, grazie alla tecnologia e alla velocità dei viaggi, le separazioni di oggi sono, almeno per noi italiani, meno drammatiche di quelle che ieri rappresentavano un vero e proprio salto nel buio, e che la maggior parte dei nostri nonni ha dovuto affrontare senza conoscere quasi nulla della destinazione, senza la certezza di arrivare e soprattutto, con l’angoscia di non poter mai più tornare.

Per i molti che infine hanno comunque “fatto fortuna”, di cui sappiamo dalle cronache e dalla letteratura, ce ne sono molti di più per i quali l’emigrazione ha rappresentato una sconfitta, un fallimento, una disperazione di cui si evitava di parlare anche in casa e che rimaneva a lungo come cicatrice di famiglia. Una cicatrice che si sommava all’ingiuria di una discriminazione da sempre regolarmente praticata verso i disgraziati che ancora oggi partono.

Ma se c’è chi dalle pagine dei giornali vomitava, e vomita, razzismo un giorno si e l’altro pure verso immigrati, meridionali e chi dovrebbe (chissà perché) venire dopo, c’è per fortuna anche altro…

Sulle coste ioniche della Calabria, sul lungomare di Locri, pochi giorni fa è approdato un veliero su cui era stipato un carico di disperata umanità. Un centinaio di persone tra cui oltre trenta bambini provenienti da Siria, Iran e Iraq. L’arrivo ha colto tutti un po’ di sorpresa poiché di solito questo tipo di imbarcazioni vengono intercettate a largo della costa e scortate verso il porto di Roccella, così il sindaco Giovanni Calabrese ha lanciato un appello ai cittadini Locresi “…non siamo attrezzati per questo tipo di eventi, servono con urgenza viveri, vestiti e coperte”. Nel giro di poche ore sono arrivate persone da tutta la Locride per portare cibo, indumenti, coperte e giocattoli da riempire cinque camion. Una grande catena di solidarietà immediata e spontanea che ha intasato le strade della cittadina e la SS 106, che ha coinvolto tutte le realtà associative del territorio e tante attività commerciali che hanno provveduto anche al cornetto e al cappuccino per la colazione del mattino seguente.

La Calabria non si è girata dall’altra parte, non è nel suo Dna, e ha confermato, ancora una volta, di essere terra d’accoglienza, come con l’esperienza di Riace e come per i 460 profughi curdi approdati nel 1997 a Badolato cui furono assegnate abitazioni ristrutturate. Primo esempio in Europa di apertura senza riserve, a dimostrare con i fatti che accogliere, persino fraternamente, è possibile.

Domenica scorsa sullo Ionio è stato inscenato, col cuore grande dei locresi, il più bel presepe che si potesse sperare di vedere, ed è autenticamente bello l’annuncio del parroco don Fabrizio Cotardo: “Cristo quest’anno ha deciso di nascere a Locri”.