Per la Scuola e per il Sud nient’altro che cabaret

“Il sistema scuola ha retto” si è detto verso la fine dell’estate, ed allora Adelante! “la scuola non si ferma” perché poi la “didattica a distanza può essere pericolosa” e “la scuola in presenza è fondamentale”, si è voluto puntigliosamente evidenziare che “non è la scuola la causa di un ritorno del virus” e che poi dobbiamo essere tutti responsabili perché “il contagio non è che sia a scuola, viene da fuori!!!”. A dire la verità qualche sospetto lo avevamo avuto che il coronavirus non se ne fosse stato tutta l’estate acquattato nell’armadietto del bidello in attesa dei poveri studenti.

Il fatto è che ora a sparare sulla ministra Azzolina (in concorrenza con la Croce Rossa) ci si mette anche la collega De Micheli che, dalle pagine di “Repubblica”, gli rimprovera di aver sempre opposto le ragioni dell’autonomia scolastica a ogni possibile coinvolgimento esterno. Sono però rimproveri da cabaret se poi la titolare delle infrastrutture, parlando di bus aggiuntivi per il trasporto scolastico, se ne esce proponendo lezioni anche il sabato e la domenica. Naturalmente le critiche non si sono fatte attendere e sono state una gragnuola da ognuna di quelle componenti che nella scuola ci lavora, la vive. Critiche che si sommano a quelle seguite al recente provvedimento per il rinnovo del parco automezzi del trasporto pubblico locale, 398 milioni tutti a beneficio del Nord, tanto che su 40 città, Avellino è stata l’unica eccezione meridionale a ricevere qualcosa (una svista?).

“…in mano a chi siamo!” avrebbe esclamato mio nonno alzando la testa al cielo in cerca di conforto, soprattutto se avesse potuto leggere su “Lancet” lo studio dell’Università di Edimburgo nel quale si è stimato che la riapertura delle scuole avrebbe aumentato la trasmissione del contagio del 24%.

La verità è che la politica sembra aver del tutto reciso i contatti con la realtà della maggioranza di noi, e quindi non ha saputo immaginare, studiare e realizzare tutto quello che di sensato poteva essere predisposto, già dallo scorso marzo, per mettere il sistema scolastico in migliori condizioni per funzionare.

Se veramente si fosse avuta a cuore l’Istituzione Scuola e la sorte degli studenti, sempre tirati in ballo a sproposito, ci si sarebbe mossi per tempo, già in primavera, per cogliere questa occasione e rimediare alle storiche inefficienze che la pandemia ha solo ingigantito.

Ci si sarebbe dovuto dar da fare, ed investire, per migliorare ed ampliare l’edilizia scolastica realizzando nuovi plessi e riattivando quelle piccole scuole, soprattutto delle aree interne, che negli ultimi anni sono state chiuse per via di una visione aziendalistica dell’istruzione pubblica. Nelle regioni meridionali 3 scuole su 4 hanno bisogno di interventi di manutenzione urgenti, e qualcosa non va se invece le risorse per investimenti e manutenzione, secondo un rapporto di Legambiente, vanno al Nord per circa 5 volte di più rispetto alla media del resto del Paese. La forbice degli investimenti per singolo edificio è abissale tra le scuole del Molise (€1.700) e quelle del Trentino Alto Adige (€101.404).

Ci sarebbe voluto un po’ di coraggio per archiviare, definitivamente, il sistema del precariato scolastico assumendo tutti quegli insegnanti che da anni si dibattono tra le varie graduatorie “per entrare di ruolo”. Questo settembre si è invece riaperto con le stesse carenze organiche di tutti gli altri settembre, comprese quelle dei dirigenti e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

Ci sarebbe voluta la volontà di dar vita a un portale unico della scuola con tutte le risorse didattiche e tecnologiche, per rendere la didattica a distanza meno improvvisata di quella che è ora, per potervi ricorrere con maggiore serenità, e per non lasciare indietro chi per qualsiasi motivo risulta svantaggiato (altro che le rotelle sotto ai banchi).

Ci saremmo messi in condizioni migliori per affrontare non solo le emergenze, ma anche il futuro. E soprattutto, con altra autorevolezza, avremmo potuto parlare ai nostri giovani …ma al momento è solo cabaret.