L’ex ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, scende in campo …contro il Sud.

Sui media la questione è al momento meno visibile per via della grande attenzione che giustamente viene riservata all’emergenza Covid-19, non per questo è però possibile trascurare la vera e propria “campagna di guerra”, apertamente antimeridionale, lanciata in questi giorni da molti economisti e maître à penser schierati a difesa degli interessi del Nord, in relazione ai conti pubblici.

Dopo lo stop all’autonomia differenziata di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, che le migliori forze del Sud, in testa lo scrittore Pino Aprile e l’economista Gianfranco Viesti, seppero imporre con la forza della ragione e con quella di una petizione che in pochi giorni raccolse 60.000 firme, da un mese in qua si è ricominciato a pubblicare interventi che nella sostanza ripropongono il falso canovaccio padano che racconta la storiella di un Nord munifico che assiste il Sud:

Ad inizio ottobre, su Repubblica, i Prof. Galli e Gottardo, con coraggioso sprezzo del ridicolo, hanno tentato di smentire lo scippo di 60 miliardi di euro di risorse pubbliche patito dal Sud; a metà ottobre esce il libro targato Giovanardi e Stevanato in cui ci si profonde in una lauda alla “secessione dell’efficienza” e in definitiva “…tant pis pour les Terrons”; qualche giorno fa Aldo Cazzullo, nel rispondere alla lettera di una lettrice del Corriere della sera sull’inefficace commissariamento della Sanità in Calabria, ha voluto sottolineare che però i lombardi pagano in media 12.297 euro l’anno di tasse mentre i calabresi solo 5.516 (la povertà vista come colpa).

Sono solo alcuni esempi del mantra, più esplicitamente riferito qualche tempo fa dall’ex rettore della Bocconi, Guido Enrico Tabellini, secondo il quale “…per tornare a crescere, l’Italia deve investire nelle aree geografiche più integrate nell’economia mondiale, indirizzare le risorse dove sono più produttive. Le politiche più efficaci per avvicinare l’Italia all’Europa sono quelle che aumentano la distanza tra Milano e Napoli, tra aree avanzate e arretrate del paese”.

L’ultimo intervento rilevato sull’argomento in ordine di tempo rappresenta però un passo avanti di questa aggressiva campagna, innanzitutto perché apparso sulle colonne di un’edizione dedicata al Sud, il Corriere del Mezzogiorno, in secondo luogo in quanto proviene da una persona che ha avuto qualche anno fa l’incarico di essere il Ministro per il Mezzogiorno. E, a questo punto, viene spontaneo chiedersi se a tutela o a danno. La firma sotto a “I conti territoriali senza polemiche. È l’ora del 34% nella legge di bilancio” ce la mette, insomma, Claudio De Vincenti che si domanda se sia vero o meno che il Nord sottrae risorse al Sud. Già dalle prime parole si mette subito in chiaro che in rapporto al Pil, cioè alla ricchezza prodotta in loco, il bilancio pubblico trasferisce risorse dalle aree forti alle aree deboli (e, forse per timore che non si sia capito bene, il concetto viene ripetuto poche righe più in là). Si tratta in effetti di una ovvietà in quanto è indice che, tra tasse e imposte, chi più è ricco maggiormente è chiamato a contribuire al bilancio comune e, siccome la maggiore ricchezza è concentrata nelle aree settentrionali, il Nord contribuisce più del Sud. Fatta questa premessa l’ex Ministro sostiene le stesse tesi dei Professori Galli e Gottardo che escludono dal calcolo le spese delle partecipate e quelle previdenziali, nient’altro che un modo strumentale per far apparire la cifra di risorse sottratte al Sud di molto inferiore ai 60 miliardi di euro l’anno (l’equivalente di 2.000 chilometri di Alta Velocita) che sono stati invece autorevolmente certificati da Istituti come Svimez e Eurispes.

In un altro articolo (avviso agli avvoltoi: il trespolo G&G traballa!) ero stato facile profeta, non era difficile prevedere, infatti, che l’intervento di Galli e Gottardo sarebbe diventato un ideale trespolo per avvoltoi padani che svolazzano da sempre sul Sud …e ora De Vincenti ci si è comodamente appollaiato.