Macchinisti, fuochisti, ferrovieri, facchini, affini, collaterali …uomini di fatica!!!

È facilmente riscontrabile da tutti, dimostrato da studi universitari e autorevoli Organismi, che il Mezzogiorno ha poco, pochissimo, spazio nei media nazionali e che quel poco serve a descriverlo per stereotipi. Spesso è ridotto a macchietta e a criminalità, e quando va un po’ meglio a una cartolina comunque insufficiente a descriverne le profondità. Insomma, a seguire i quotidiani e le tv, il Sud appare come una società in cui poco si muove, immobile, indolente. Ma, anche se non tutti se ne sono accorti, qualcosa che potrebbe avere importanti e imprevedibili conseguenze sta succedendo in forma sempre più estesa.

Fino a qualche anno fa erano in pochi, anche all’interno del mondo meridionalista, quelli che individuavano nell’autonomia, la separazione, l’indipendenza, insomma in una frattura dalla parte settentrionale del Paese la soluzione, o quantomeno il miglioramento, delle condizioni e delle prospettive del Sud. La stragrande maggioranza di tutti gli italiani, tanto del Nord quanto del Sud, e in tutte le possibili sfumature ideologiche, era convinta che le forti spinte secessioniste che negli ultimi decenni provenivano dal leghismo padano, qualora realizzatesi, avrebbero prodotto per il Sud un regresso catastrofico dal quale sarebbe stato assai difficile rialzarsi. Era ampiamente condiviso che il Sud fannullone vivacchiasse assistito, cosicché si è fatta largo la metafora della Locomotiva Padana che trainava il resto dei vagoni del Sud.

Da qualche tempo, principalmente per la preziosa azione divulgativa dei gruppi di lavoro interni a Comitati e Movimenti che si richiamano al meridionalismo, ma anche grazie ad alcuni giornalisti e politici onesti, all’integrità di certi professori universitari, alla perspicacia di studiosi e alle puntuali analisi dei conti e dei bilanci dello Stato elaborate da molti Enti Istituzionali come Eurispes e Svimez, in moltissimi hanno scoperto che le risorse statali impegnate per un cittadino meridionale sono state, sistematicamente ed in ogni settore (salute, istruzione, trasporti, infrastrutture …), sempre inferiori a quelle destinate a un cittadino settentrionale. Hanno scoperto che i fondi comunitari arrivati soprattutto per il Mezzogiorno, oltre a non essere stati aggiuntivi alle risorse ordinarie ma sostitutivi, sono stati troppo spesso dirottati verso altre, più nordiche priorità. Hanno saputo che lo scippo al Sud vale l’enormità di 60 miliardi l’anno, …ogni anno!!! Sanno ormai di essere stati di volta in volta utilizzati, secondo le occorrenze, come miniera da cui estrarre risorse, manodopera a basso costo, carne da cannone, mercato di sbocco e capro espiatorio cui addossare la responsabilità delle inefficienze. E, relativamente ai fondi europei del Recovery Fund, sanno che se il Sud si fosse presentato autonomo al tavolo per la ripartizione dei fondi, in considerazione degli insoddisfacenti indici di disoccupazione e del basso PIL pro capite, si sarebbe visto assegnare 145 dei 209 miliardi, quasi il 70%, sui quali hanno già messo le grinfie quelli che vogliono invece dirottarli verso il Nord.

I Terroni stanno scoprendo sempre più numerosi di non essere stati affatto i vagoni-zavorra di una locomotiva, ma il suo carburante e a dirla con Totò, i suoi macchinisti, fuochisti, ferrovieri, facchini, affini, collaterali, uomini di fatica!!! E molti vogliono scendere.