Delle ragioni del Sud ne parliamo … Domani. Forse.

Certo, negli ultimi anni alcuni giornali hanno provato a smentirlo con certi titolacci ripugnanti, ma l’arrivo in edicola di un nuovo quotidiano resta sempre una buona notizia. L’altro giorno mi sono svegliato presto e ho preso la mia copia del “Domani”, una ventina di pagine un po’ più grandi di quelle che siamo abituati a vedere in circolazione, di un quotidiano il cui fondatore, Carlo De Benedetti, ha voluto definire “di sinistra”, nonostante la direzione sia affidata a Stefano Feltri che negli ultimi tempi si è molto avvicinato agli ambienti della filosofia ultra liberista, e nonostante che l’analisi economica è coperta da Mario Seminerio, proveniente da Libero e contiguo alle banche d’affari. Chissà, mi sono detto, forse la sinistra è tutta nel prezzo proletario fissato a un euro (è già qualcosa).

Ho letto il primo editoriale, il biglietto da visita, quello che indica al lettore la linea editoriale, quello destinato a rimanere alla storia quale pietra angolare per misurare e verificare l’importanza dei discostamenti che il futuro imporrà. Insomma, il primo editoriale è una prima impressione fondamentale e chiama a raccolta i mondi ai quali si vuole corrispondere e dar voce. Stefano Feltri nel suo “Un giornale nuovo per un futuro tutto da scrivere” rifugge il populismo, e dichiara di avere l’ambizione di costruire insieme ai suoi lettori un destino differente da quello prodotto dagli errori passati. Soprattutto però mette l’accento sulle disuguaglianze, “…la nostra priorità” dice, poiché sono “… il vero ostacolo a una economia efficiente, oltre che equa.” e le elenca tutte le disuguaglianze, da quella di genere a quella generazionale, passando per quelle ambientali, di reddito, di razza, di possibilità … ma ha taciuto (e la dice lunga) la più grande, la più antica, quella che forse a metterci mano migliorerebbe anche la drammaticità delle altre. Sul quotidiano di De Benedetti infatti, al momento, non si parla delle disuguaglianze Nord-Sud, … può darsi Domani. Forse.