L’eredità culturale di Piedimonte e Vallata nel Festival dell’Erranza

Oggi un occhio poco allenato non può facilmente distinguerli, ma Piedimonte Matese, il comune più popoloso dell’Alto Casertano, un tempo era fatto da due borghi: Piedimonte e Vallata che, come spesso accade per troppa vicinanza, mal si sopportavano. Nel XVI secolo Vallata, cresciuta di popolazione, non riuscendo ad ottenere una più equa rappresentazione nel consiglio civico, tentò più volte di separarsi da Piedimonte, ma non ci riuscì. I due borghi continuarono così nei secoli successivi a guardarsi in cagnesco, quelli di Vallata rifiutavano di riconoscere San Marcellino come nuovo Patrono, e quelli di Piedimonte reclamavano il diritto di precedenza a suonare le campane il Sabato Santo.

Sembrano cose minime a guardarle oggi, ma erano la carne viva delle società di ieri, tanto è vero che molte volte dovettero schierarsi i gendarmi a sedare o prevenire i tumulti. Più tardi, quando Vallata ottenne finalmente lo stesso numero di rappresentanti di Piedimonte, e la Madonna Immacolata patrona di Vallata, fu proclamata protettrice assieme a San Marcellino, le cose si normalizzarono. Perché da queste parti si sta assieme solo se con pari dignità.

L’eredità odierna di questa contesa è un paese dall’incanto non esibito, intimo; tappa storica sulla Francigena del Sud, compreso nel territorio del Parco Regionale del Matese, formato da ben due vivaci centri storici, entrambi ricchi di interessantissime testimonianze e da sempre riferimenti culturali di valore.

Una delle più interessanti ed originali iniziative che si svolgono in questa cittadina, quest’anno giunta alla sua VIII edizione, è rappresentata dal Festival dell’Erranza, una manifestazione letteraria sul tema del viaggio firmata da Roberto Perrotti, che aspira ad essere il luogo dove si incontrano viaggiatori, sportivi, filosofi, religiosi, scrittori e artisti per indagare l’arte e la necessità di mettersi in cammino e di girare il mondo, con la disposizione all’ascolto di narrazioni che sollecitano riflessioni sui temi centrali della modernità. Il tutto in uno spazio capace di recuperare il senso della storia e della bellezza come quello del complesso monumentale di San Domenico e il suo Chiostro cinquecentesco.

Quest’anno, con il recente inserimento nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO della Transumanza, il Festival è stato arricchito dall’istituzione del “Premio Letterario Nazionale Festival dell’Erranza 2020” dedicato proprio all’importanza del patrimonio storico, archeologico, antropologico e naturalistico legato a quello che è stata nei secoli (ed in forma residuale ancora è) la pratica della Transumanza.

Radici che, quando si vuole, arricchiscono il presente di futuro.