La vecchia e vorace locomotiva del Nord attenda, e impari a fare da sé.

 

railway-4101305_1280Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) stima che lo scompiglio dovuto alla pandemia da Covid avrà per quest’anno un impatto sulla crescita globale del cinque per cento, che traducendo i numeri in fatti, significherà nel concreto, consumi in stallo, posti di lavoro a rischio e un impoverimento diffuso che schiaccerà la classe media verso la base della piramide sociale. La ripresa sarà faticosa per tutti ma, ovviamente, riusciranno meglio i sistemi economici dei Paesi meglio strutturati, quelli cioè meno dipendenti dai settori maggiormente colpiti (turismo, petrolio, …), meno legati ai flussi finanziari esterni, più omogenei e quelli che prima della crisi registravano tendenze positive. Limitandosi al contesto europeo, come evidenziato da un’analisi dell’Economist Intelligence Unit, l’Italia “si presenta sempre più come il malato d’Europa”, in primo luogo per la fragilità del suo sistema economico che in larga parte deriva dalla persistenza del divario Nord-Sud la cui risoluzione non è mai stata seriamente affrontata (anzi !!!).
È per far fronte a questa crisi che le istituzioni dell’Unione Europea hanno stabilito un fondo per finanziare la ripresa di tutti i Paesi più colpiti, è il Recovery Fund. Un piano da 809 miliardi di euro fatto di prestiti e sovvenzioni dei quali l’Italia, quella che sta messa peggio, ritirerà la fetta più grossa che vale l’imponente cifra di 209 miliardi di euro. Inevitabilmente il ben oliato ed efficiente sistema predatorio padano, trasversalmente rappresentato in tutti i partiti, non ha tardato a mostrare i suoi appetiti e attraverso le dichiarazioni dei suoi soldati (vedi le posizioni espresse in questi giorni da Bonaccini, Sala, Malan, Martina, Zingaretti, De Micheli, Gori, Fitto … si, pure il salentino Fitto) prova a far passare la linea per la quale i criteri per l’utilizzo dei fondi debbano aver riguardo per quei territori che hanno avuto il maggior numero di vittime da coronavirus. La linea comprende le rassicurazioni di circostanza verso i meridionali con la promessa solenne di impiegare a Sud, come mai fatto, almeno il 34% delle risorse (la medesima percentuale della popolazione) e in definitiva …poche chiacchiere, “bisogna far ripartire la locomotiva del Nord”.
La questione è che il ragionamento è truffaldino, disonesto, in quanto i criteri stabiliti dall’Unione Europea per la ripartizione del Fondo non sono certo relativi al numero di morti né tantomeno al numero dei contagi, nel qual caso non si sarebbero ottenuti 209 miliardi (il 28% del R.F.), ma solo la metà. I criteri europei che hanno permesso all’Italia di accedere a tale somma sono riconducibili alla sua economia duale, al perdurare di un terzo del Paese ridotto a vivere con la metà di quanto è invece concesso al resto, e sono semplicemente tre: la popolazione, il PIL pro capite e il tasso di disoccupazione. Secondo questi parametri e in virtù dei numeri negativi registrati al Mezzogiorno, come riportato anche nelle colonne di diversi quotidiani, all’Italia vengono accordati 135 miliardi in più. Sono soldi del Sud!
Una conclusione a cui, per tutti, è possibile arrivare facilmente, consultando lo studio elaborato dalla Commissione economica del Movimento per l’Equità Territoriale che quantifica esattamente in 145 i miliardi spettanti alle aree meridionali. L’analisi tiene giustamente conto anche della “interdipendenza economica” tra le varie aree, che nella penisola significa: un euro investito al Nord produce un beneficio di appena il 5% verso Sud e Isole; un euro investito al Sud ne genera uno di 40,9% verso il Centro-Nord. Applicando questo principio l’effettivo impatto economico risulterà consistere nel 43% delle risorse effettivamente destinate al Sud, più o meno la percentuale della sua superfice territoriale.
L’avviso per tutti è quindi quello di fare attenzione, l’ordine di grandezza delle risorse che spettano al Mezzogiorno è chiarissimo, anche l’Europa impone che la ripresa italiana parta col Sud da Sud. Basta furfanterie, il Sud ha già (troppo) dato, la vecchia e vorace locomotiva del Nord attenda, e impari a fare da sé.

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