Per il lavoro è più urgente ripartire dal Sud

Qualche giorno fa il sito lavoce.it ha ospitato un’interessante analisi del Prof. Emilio Reyneri: “Lavoro nero, non solo una questione meridionale” basata su dati prodotti dall’Istat relativi alla diffusione del lavoro irregolare in Italia.

Ne emerge che, contrariamente a quanto comunemente viene creduto, il lavoro nero non è affatto una prerogativa delle regioni meridionali, giacchè il tasso di occupazione irregolare nel Nord è soltanto due punti percentuali inferiore a quello del Centro e addirittura neppure due punti sotto quello del Sud. Inoltre, le differenze nei settori dell’industria, edilizia e dei servizi sono del tutto trascurabili.

Il Prof. Reyneri giustamente ne trae che, il problema del Mezzogiorno non è tanto una diffusione del lavoro nero particolarmente alta, ma la scarsissima presenza di quello regolare.

Quello che maggiormente mi sembra rivelatore sono però anche i dati di una tabella, una in particolare, capace di porre molti interrogativi e di smontare molti preconcetti, che riporto qui di seguito:

Anche se è una elaborazione che risale al 2009, leggendola è possibile abbozzare l’identikit delle persone che lavorano in nero nelle diverse Italie. È sorprendente realizzare che sussistono profonde differenze nella composizione dei diversi campioni territoriali di lavoratori irregolari: a Sud si tratta in massima parte di uomini in età centrale con una famiglia da portare avanti; e a Nord sono perlopiù donne e giovani che vivono in famiglie in cui il capofamiglia ha un lavoro regolare.

Volendolo riferirne in parole semplicissime, insomma riducendo all’osso, il dato macro è che nel Mezzogiorno si ricorre al lavoro nero per ragioni di necessità, di sussistenza, e a Settentrione invece per arrotondare, per migliorare una posizione. Il che spiega la maggiore urgenza sociale di intervenire soprattutto al Sud, tanto a maggior tutela del lavoro regolare che ancora resiste (in questi giorni significa, ad esempio, mettersi in ascolto più attento dei lavoratori della Whirlpool che il 17 luglio prossimo saranno in piazza a Napoli), quanto a favore della creazione di nuovo lavoro.

Ma per favore non ve ne uscite con: superlavoro, a progetto, lavoritalia, co.co.co, o qualsiasi altra diavoleria, date retta a Massimo Troisi, lavoro e basta, senza suffissi e senza aggettivi.