Fiumi a mare, letto da un’amica

Grazie di cuore alla Prof. Sabrina Di Cocco, per le belle riflessioni a proposito del mio “Fiumi a mare”.

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Caro Pietro,

ho letto il tuo “agile pamphlet” con interesse e curiosità. Nonostante io non sia né un’esperta di politica, né di economia, né in generale abbia conoscenze approfondite sulle reali problematiche del Sud Italia se non attraverso i libri di storia, la televisione e i racconti di amici, ho trovato il tuo testo accessibile e per certi versi illuminante. Sin dalle prime pagine ho notato la doppia anima del tuo libro: da una parte il linguaggio concreto, che informa, che esprime oggettività, ricerca analitica e pragmatismo; dall’altra la lingua del cuore, nostalgica e ironica, sentimentale e appassionata che propone, ricorda, evoca quel “mondo di paesi più o meno piccoli, del retroterra, che ha nutrito e nutre l’anima di tutto il Sud.” Il dialogo che intercorre tra i due linguaggi mi ha condotta in un viaggio a più livelli: quello geografico, dei toponimi, delle strutture urbane, dei servizi, del retroterra; poi, quello delle problematiche legate al contesto storico, geografico ed economico e delle possibili soluzioni, dei possibili miglioramenti; infine il viaggio metaforico dei Fiumi a mare fatto di immagini potenti e vivide (“grande serbatoio di dedizione e di respiro”, “serbatoi dell’anima mediterranea, depositi di memoria”) e di splendide accumulazioni che riescono a materializzare un intero patrimonio materiale e immateriale (“zagare, mozzarelle e aglianico, […] delle processioni, dei mestieri, del bergamotto, del corredo per le spose, dell’onore, delle bottiglie di pomodoro, dell’olio che il mio è sempre più buono del tuo, dei muretti a secco, dei lavatoi, delle serenate, dell’uncinetto, ‘o pere e ‘o musso, lo scirocco, ‘a cuntrora, le janare e il malocchio”). Ma non solo. C’è un altro viaggio che è trasversale al tuo progetto e che lo incornicia: è quella grande migrazione al contrario evocata nel testo di Franco Arminio (bellissimo!) e poi da te ribadita nelle ultime battute, una preghiera, un appello ad andare un po’ controcorrente, a tornare come nuovi Ulisse nella propria terra per “accendervi la vita”. Dicevo che l’ho trovato illuminante perché l’aspetto visionario, progettuale e divulgativo del tuo testo ne fanno un’opera necessaria per quanti come me ignorano quella malattia chiamata “desolazione”, per quanti siano all’oscuro della “desertificazione umana e industriale” in atto al Sud e soprattutto per tutti quelli che hanno abbandonato i centri storici per “tirare avanti” altrove. Farò tesoro del tuo libro, sicuramente!

Sabrina Di Cocco