Il Ministero cartonato

“La Repubblica” di mercoledì scorso ha ospitato un articolo molto duro di Chiara Saraceno nei confronti della Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. Volendo riassumere un po’ l’intervento, il parere della sociologa è che dalle linee guida ministeriali emergono solo due cose, entrambe preoccupanti:

  1. In nome dell’autonomia scolastica (comoda quando non ci vuole assumere responsabilità) vengono delegate totalmente alle singole scuole le scelte relative al ritorno in classe: turni, divisione delle classi in più gruppi, didattica mista, eventualità di usare anche i sabati per i turni. Tutto deriverà dalle scelte e dalle reali possibilità di ogni singola scuola che dovrà agire in assenza di indicazioni e di risorse aggiuntive disponibili;
  2. Sarà necessario aumentare il numero dei docenti perché non si può chiedere agli insegnanti di sdoppiarsi, per fare a un gruppo la didattica in presenza e all’altro quella a distanza, o il turno mattutino e poi quello pomeridiano.

Inoltre, per la Saraceno, la Ministra Azzolina ha ignorato sistematicamente, e fin dall’inizio, i servizi educativi per la primissima infanzia, quindi: “questa sciatteria e mancanza di rispetto per i nostri figli, per le giovani generazioni, sono davvero intollerabili”.

Il giudizio è indubbiamente durissimo e si aggiunge ad una serie di critiche, spesso meritate, che tante volte paiono però (specie sui social) ispirate più dall’esuberanza del rossetto vivacissimo che dall’imbarazzante (quella sì) questione dell’imbuto.

La situazione, a me pare evidente, è però che sull’istruzione non c’è una reale e condivisa volontà di adeguarla alle necessità di una società moderna. Nel settore siamo ultimi in Europa per investimenti, con un Mezzogiorno lasciato a secco e strozzato da una disparità territoriale che riguarda tanto i bambini dell’asilo quanto i ragazzi dell’Università. Da almeno un ventennio il Paese ha voluto esprimere ministeri molto deboli, chiamati a gestire l’ordinario, poco alla volta piegato agli interessi del profitto, con ambiziosi slogan e poche risorse.

Quello che invece servirebbe lo sanno tutti: un piano di edilizia scolastica per recuperare il troppo non fatto accumulatosi; assunzioni di personale docente, ATA e di dirigenti che oggi gestiscono “da remoto” decine di plessi sparpagliati su diversi comuni; un’organizzazione al servizio della cittadinanza invece che della clientela; più mezzi, una visione, un orizzonte …e invece ancora si combatte con la carta per le fotocopie, per non tacere di quella igienica. D’altra parte, basta scorrere l’elenco dei Ministri succedutisi in questi anni (Moratti, Gelmini, Profumo, Carrozza, Giannini, Fedeli, Bussetti …) per farsi tornare in mente il copione di un brutto film già visto. E a nulla serve l’eccezione del Ministro Fioramonti, che ritenendo la Scuola “in fase di annegamento” chiese, alla fine dello scorso anno, di poter disporre di tre miliardi per investimenti “per arrivare alla linea di galleggiamento”, se alla fine dovette dimettersi.

In questo contesto, ricordando che la Saraceno è la stessa che in passato ha dimostrato la sua abissale distanza dal mondo scolastico quando, con grave leggerezza, tenne a dire che “… i docenti hanno due mesi di ferie” e che possono essere utilizzati per tenere “…le scuole aperte anche d’estate”, rifletto che a me non verrebbe in mente di definire Azzolina come la “Ministra della Sciatteria”, piuttosto direi di un “Ministero Cartonato”. Un luogo (non una persona), un palcoscenico, dove ogni Ministrante è chiamato ad officiare, con gli stessi paramenti, nella scarsità di pani e di pesci. ….A meno d’un miracolo, o di un cambio di volontà.