La modernità della Civiltà della Transumanza

Sul finire del 2019, giusto pochi mesi fa, furono in molti a festeggiare e ad esprimere soddisfazione nel veder riconosciuta, con l’inserimento nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale da parte dell’UNESCO, l’importanza del patrimonio storico, archeologico, antropologico e naturalistico legato a quello che è stata nei secoli (ed in forma residuale ancora è) la pratica della Transumanza: l’antichissima migrazione delle greggi che dalle altitudini dell’Abruzzo e del Molise scendevano nelle pianure del Tavoliere attraverso una fitta rete di “vie erbose”, più note come tratturi.

Trasferire gli armenti verso pascoli migliori è stata, ovviamente, una pratica di tanti pastori in ogni parte del mondo, ma è nel Mezzogiorno d’Italia che ha lasciato i segni più evidenti, ancora oggi riconoscibili perfino nel carattere delle comunità. Affinché non resti però una “bandierina”, seppur di prestigiosissima valenza internazionale ed utile solo alla popolarità di qualche sagra di paese, sarebbe bene che del riconoscimento Unesco se ne facesse uno degli strumenti strategici per immaginare, e realizzare, da Pescasseroli a Candela, da L’Aquila a Foggia, comprendendo Campobasso, Isernia e Sulmona, un contesto di grande attrattiva e capace di fuggire l’ineluttabilità dello svuotamento cui pare destinato questo territorio.

Partendo proprio dal sistema delle vie armentizie fatto di tratturi, tratturelli e bracci, che hanno nel tempo assecondato la naturale conformazione dei luoghi e disegnato il paesaggio storico, è necessario ricomporre le testimonianze e i segni che hanno caratterizzato la Civiltà agro-pastorale della Transumanza: masserie, taverne, stazioni di posta, fontane, riposi per le greggi, chiesette, cippi viari, croci, forni, caseifici, cappelle, ponti … migliaia di manufatti di cui prendersi cura non solo per preservare doverosamente un pezzo significativo d’identità e rimettere in moto la trasmissione culturale, inceppata dall’emigrazione, alle generazioni successive; ma anche per intersecare nella maniera migliore il percorso della new way of life di un mondo sempre più popolato di gente consapevole della necessità di operare scelte di vita più attente ai valori etici dell’ecologia, al modo di abitare i luoghi, a un turismo vissuto come esperienza, a un alimentazione più attenta. Un mondo al quale la civiltà della transumanza, recuperata e valorizzata in ogni suo aspetto (saperi, valori, pratiche, tradizioni) può offrire risposte modernissime che vengono da molto lontano, attraverso le tracce dei tratturi verso un futuro di buon vivere. Manutenzione e cura di luoghi dai quali nessuno vorrà più andar via e tanti, di sicuro, vorranno venire ad abitare.