GIÙ LE MANI DA PIPPI CALZELUNGHE

Quello dell’Equità è un valore universale che, per sua natura, obbliga alla continua manutenzione. Un principio, nei sentimenti di chi lo pratica, che non può esaurirsi in traguardi parziali ma si rinnova con l’intervento in ogni campo in cui è disatteso. La cronaca evidenzia che tra le tante equità da conquistare anche quella relativa al genere è purtroppo ancora lontana dall’essere raggiunta, i sentimenti, le aspirazioni e i sogni vengono però tenuti insieme da simboli ben riconosciuti, tra questi uno è a prima vista sorprendente …ce lo racconta la Senatrice Elena Fattori (ex M5S) in risposta a certe inutili polemiche.

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LASCIATE IN PACE PIPPI (di Elena Fattori)

Ai tempi in cui ero bimba la cultura delle pari opportunità era quasi sconosciuta. Il mio libro di prima elementare dava istruzioni precise su cosa avresti dovuto fare da grande con una pagina sulla famiglia dove si diceva “la mamma cucina, il papà legge il giornale sul divano, Mariolino gioca con le macchinine e la sorellina lo guarda ammirata”. C’era anche la pagina dei “lavori” ove le donne potevano fare le sarte o le infermiere e gli uomini i medici e gli astronauti o gli avvocati. Tutti lavori ugualmente nobilissimi ma accuratamente divisi per genere. Né aiutavano molto le favole più popolari. Da bambina dell’epoca potevi aspirare a:

1) essere portata via dal principe azzurro su un cavallo bianco come Cenerentola in caso avessi una madre e due sorelle arpíe comunque, solo e unicamente se eri più bella di loro;

2) scappare nel bosco come Biancaneve se ti capitava una madre strega a cui stavi sulle balle perché eri bella ed essere salvata da 7 uomini nani (nessuno ha notato la discriminazione verso i bassi?) e poi portata via sempre su un cavallo BIANCO nel castello del principe;

3) cercare di commuovere le persone vendendo fiammiferi per strada perchè se non riuscivi a fare gli occhi languidi finivi per morire di freddo come la piccola fiammiferaia;

4) essere rapita da un ragazzo che non vuole crescere,volare felice verso l’isola che non c’e per ritrovarsi a fare da mamma a lui , a due fratelli e una banda di bimbi smarriti per poi essere costretta a tornare a casa e badarli tutti mentre peter continua la sua vita fantastica e avventurosa;

5) dormire cent anni in una torre altissima sempre perché stavi sulle balle a una strega per poi essere salvata dal solito principe sul solito cavallo BIANCO che devi sposare per gratitudine e perché a lui piaci e andare in un castello che non è mai tuo;

6) farti abbandonare bel bosco dai genitori poveri con tuo fratello un po’ tonto che la solita strega vuole uccidere perché gli ha mangiato un pezzo della casetta di marzapane.

Potrei continuare all’infinito. Solo Pippi Calzelunghe all’epoca ci faceva sperare che saremmo state in grado di vivere senza maschi salvifici, essere FORTISSSIME, avere noi (non il principe) un cavallo a pois BIANCO E NERO e pure una casa che non appartiene a un principe, far fuggire dei ladri maschi, avere autorità su una ciurma e persino dimostrare di essere più forti del padre senza essere più belle della mamma. Mamma che, anziché riposare tra le rose e gli angioletti guardava Pippi con un cannocchiale dalle nuvole senza dare indicazioni su come dovesse comportarsi da “brava signorina”.

Ecco, lasciateci Pippi che alla metà del mondo ancora pesantemente discriminata ha dato tanto coraggio.