Il mancato sviluppo del Sud non è ritardo ma sfruttamento.

(il castello aragonese di Ischia fotografato da © thetravelization)

In mezzo a tutte le inefficienze della gestione Covid-19 che il sistema lombardo ha palesato e che meriteranno di essere indagate; tra tutti i ditini puntati e saccenti che con l’occasione sono stati, in un sussulto di pudicizia, riposti nelle guaine; è nei dettagli, nelle cose piccole, che si rivela una certa sostanza, in forma d’immotivato complesso di superiorità dettato dalla latitudine di residenza, che ammala troppe menti per altri versi pur apprezzabili.

A me, ad esempio, non è ancora andato giù (manco fossero peperoni) che, nel pieno della pandemia, in replica a una spaventata signora ischitana, legittimamente contraria allo sbarco sull’isola verde di un gruppo di turisti del Nord, Rita Dalla Chiesa risponda: “Amici del Nord, …non andiamo a Ischia per le vacanze”.

E neanche ho digerito (e forse mi serve Buscopan) la replica del sindaco di Milano Beppe Sala, alla proposta comprensibilmente preoccupata di Solinas, il Presidente della Sardegna, di istituire a tutela della salute di tutti, una sorta di “patente di immunità” per i turisti che arriveranno quest’estate sull’isola. “Quando poi deciderò dove andare per un weekend o una vacanza me ne ricorderò” ha tuonato, piccatissimo, il primo cittadino meneghino.

Nel loro infantilismo, le parole di Sala e Dalla Chiesa, vorrebbero essere minacce. Rivelano invece soprattutto un pregiudizio nordista molto diffuso, secondo il quale il Sud (in questo caso Ischia e la Sardegna) debba essere riconoscente e accogliente verso il turista padano, in quanto rappresentante dell’area produttiva che mantiene il Sud invece improduttivo. Una disposizione non troppo diversa da quelli che facevano il business con le collanine e gli specchietti.

Un atteggiamento che non tiene in alcun conto il fatto che la relazione sviluppo/sottosviluppo, non viene stabilita fra due realtà estranee, ma presume uno spazio economico in cui l’uno è il rovescio della medaglia dell’altro, che gli è funzionale. Il che sta a significare che il mancato sviluppo del Sud non è ritardo ma sfruttamento.

D’altra parte già cent’anni fa l’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, piemontese, dovette ammettere che “…è vero, noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più […] peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale […] è vero, abbiamo spostato molta ricchezza dal Sud al Nord”. Poi è continuato così fino ad oggi, tanto che le risultanze del Rapporto Annuale Eurispes quantificano in 840 miliardi, uno sproposito, il bottino che in soli 17 anni il Nord è riuscito a sottrarre al Sud.

Una situazione letteralmente capovolta rispetto a quanto comunemente creduto che dovrebbe indurre a una profonda psicoterapia di gruppo, per superare una suggestione (di superiorità) che inibisce la capacità d’esser grati, tanto per le ragioni dell’economia, quanto per le meraviglie che solo posti come le isole d’Ischia e di Sardegna sono capaci di suscitare.