In ostinata e contraria direzione Sud

Probabilmente non esiste altra terra al mondo tanto specializzata nella propria autocritica come invece è, da un secolo e mezzo, il nostro Mezzogiorno.

In nessuna altra parte del mondo il racconto è così radicalmente concentrato sulla ricerca minuziosa e ostinata delle proprie (presunte) inadeguatezze.

Non è riscontrabile altrove una produzione libraria (antropologica, storica, sociale, scientifica, economica…) tanto corposa e tanto reclamizzata che, dalle nostre parti, pare strumentale ad alimentare un del tutto ingiustificato complesso d’inferiorità dei meridionali.

È in questo brodo culturale, specializzatosi in “è tutta colpa del Sud”, che i meridionali stessi hanno tifato Ferrari e Franciacorta snobbando e sottovalutando tutto il buono del Sud; hanno proliferato le Gomorra cinematografiche e le, oramai insopportabili, rappresentazioni macchiettistiche e stereotipate del terrone tipo.

Certo una orgogliosa e documentata “Controstoria” non è mai mancata, ma era rimasta ai margini della narrazione fino a quando, dieci anni fa, irrompe in scena il libro Terroni di Pino Aprile, che oltre a dare una sterzata alla consapevolezza dei mediterranei diventando un clamoroso caso editoriale, ha il merito di aver moltiplicato il numero di quelli interessati a racconti non reticenti e più attendibili. Insomma ha fatto diventare molti quelli che non ci stanno più; quelli che non si bevono il mantra di un Nord virtuoso e di un Sud straccione; quelli che, approfondendo, hanno infine capito l’insegnamento di due grandi intellettuali meridionali.

Parlo dei compianti Nicola Zitara, storico e scrittore del meridionalismo marxista e teorico del “separatismo rivoluzionario”, e Roberto Maria Selvaggi storico e studioso del periodo borbonico e fautore di una completa revisione del periodo risorgimentale. Di estrazioni molto differenti, progressista l’uno e conservatore l’altro, non hanno mai nascosto la profonda reciproca stima e rappresentano per i meridionali la trasversalità politica di cui ha bisogno il Sud di oggi per non dover essere preso per il naso, e potersi unire attorno a obiettivi concreti.

In fondo è come per la fisica: quando si è in presenza di una forza predominante, le altre grandezze fisiche, se non opposte, risultano quasi irrilevanti a determinare la direzione di un corpo.

Così è per il Mezzogiorno: in un contesto come quello italiano dove agisce trasversalmente la predominante PUN (Partito Unico del Nord), ha poco senso per le sorti del Sud impiegare energie per rafforzare le forze di destra o di sinistra, non ne risulterebbe un reale cambiamento di direzione verso un Paese davvero giusto ed equo. Per realizzare quest’ultimo occorre contrapporre una forza speculare alla predominante, con convinta, ostinata e contraria direzione Sud.