Terra di Lavoro, un grande vino Borbonico!

Prima della sua misteriosa morte nel 2001, il barone Roberto Maria Selvaggi, studioso di storia meridionale e borbonica, attraverso la scrittura di articoli e saggi, senza trascurare la tv, è riuscito a trasmettere un seme vivo che pare oggi germogliare vigoroso nel carattere che sta assumendo il nuovo meridionalismo. Modernissime le sue parole a un convegno del 1995 che indicavano: “…la strada del riscatto passa attraverso il canale della conoscenza e della memoria, quindi dell’orgoglio e della dignità, diventa poi automatico e naturale passare a smettere di tendere mani e di piangere su sé stessi.”

Il carattere di Roberto era di quelli assai risoluti, di quelli che alle parole facevano seguire la concretezza dei fatti. Una testimonianza esemplare (mettendo per una volta un po’ da parte la sua attività di storico) è rappresentata certamente anche dall’avventura che è derivata dalla passione per la campagna che ha condiviso con sua moglie Maria Luisa e con Dora, Arturo e Francesco con i quali avviò nel 1991 la produzione di un vino di grandissima qualità, animato dal sogno di riuscire a rinnovare l’antica tradizione dei nobili vitigni campani.

Nel 1993, sulle pendici del vulcano spento di Roccamonfina nel comune di Sessa Aurunca, venne fatta una prima vinificazione di un prodotto che, grazie anche al successivo incontro con l’enologo Riccardo Cotarella convinto sostenitore delle potenzialità dell’enologia campana, diventerà grande negli anni successivi. È nel 1999, infatti, che il rosso Terra di Lavoro, il nome che aveva l’agro casertano prima dell’unità d’Italia, sarà per tutti il fenomeno dell’anno al punto da diventare, secondo la guida ai vini del celebre Veronelli, il miglior vino d’Italia.

Un successo confermato fino ad oggi che sembra rappresentare benissimo il desiderio del fondatore di Fontana Galardi di ristabilire una verità storica e ricordare le buone cose fatte prima dei Savoia; un’affermazione che pare descrivere un viaggio nella memoria del Sud; un trionfo nato tanto dalla determinazione e dall’amore di un pugno di persone, quanto dalle peculiarità di un territorio lavico di boschi e di castagni che rendono il Terra di Lavoro riconoscibilissimo ed unico.

Un vino di grande struttura, realizzato mediante l’affinamento per un anno in barriques di rovere, di un 80% di Aglianico e un 20% di Piedirosso, due classici vitigni della tradizione partenopea, un vino napoletano, un vino Borbonico da incontrare assolutamente per estrarne l’orgoglio più autentico.