L’Europa intera ha bisogno di Napoli

È tanto necessario, che Luciano De Crescenzo si spinse fino a sostenere che a Napoli il caffé lo dovrebbe passare la mutua. A queste latitudini il caffé non è lo stesso che è altrove, hai voglia di implorare “ristretto, strong o bien serré” la misura è sempre colma e il liquido scuro se ne scende inesorabile; ‘o ccafé è invece piccolo, appena un sorso, un potente concentrato che repentinamente sale, e va a sistemarsi nelle vicinanze del cervello. Sarà anche per questo che nei bar di Napoli, soprattutto in quelli popolari, era in uso talvolta lasciare pagato un caffé per chiunque entrando appresso lo avesse chiesto. Un caffé in attesa di avventore, offerto all’umanità, un “caffé sospeso”.

Questa bella ed antica tradizione napoletana è stata via via lasciata andare, non tanto per freddezza d’animo, quanto per un benessere diffuso che ha decimato i richiedenti. Oggi però, in piena crisi e dopo alcuni cupi decenni saturi di ciniche visioni escludenti, l’Europa intera ha bisogno di attingere alla inesausta fonte delle cose di Napoli.

Nei bar svedesi di Göteborg, il caffé è adesso anche ‘uppskjuten, sospeso appunto. A Sofia in Bulgaria sono oltre un centinaio i bar che aderiscono alla rete del caffé sospeso, divenuta in breve tanto popolare da essere imitata anche da molte panetterie, dove sospesi restano gli sfilatini. Nelle friterie di Bruxelles e Liegi si sono attrezzati per la frite suspendue, ma le patatine non attendono un qualunque prossimo avventore, viene semplicemente rilasciato un coupon da regalare a un povero del quartiere. In Spagna, accanto ai classici bocadillos, il caffé è pendiente, mentre i locali Starbucks di tutta Europa, da Parigi a Londra, stanno lanciando i “Caffé Mocha” e i “Frappuccino” suspended.

Non solo una moda, piuttosto l’esigenza di sperimentare nuovi cammini, opposti al conformismo di una supposta modernità progressivamente svincolatasi dal benessere collettivo …e dal ben vivere napoletano.