Col 5 per mille al Sud vengono scippati 115 milioni ogni anno

Non troverete facilmente persone disposte a parlar male dell’istituto del 5 per mille, quella quota dell’imposta IRPEF che lo Stato devolve a sostegno degli enti che svolgono attività socialmente rilevanti. Ne troverete invece tanti che invitano i contribuenti a scegliere l’organizzazione cui destinare la quota.

Si tratta di una somma disponibile del valore di 500 milioni di euro per la quale lo Stato ha deciso, dal 2006, di non scegliere in prima persona la destinazione, lasciando che siano i contribuenti a stabilire chi tra gli istituti meriterà il sostegno economico.

In un paese senza marcate disuguaglianze, questo meccanismo potrebbe funzionare, potrebbe essere ben applicato il principio della sussidiarietà che (dicono) avvicina le istituzioni al cittadino. Ma in un paese che presenta profonde differenze economiche tra le sue aree geografiche, come l’Italia, un meccanismo siffatto produce delle storture inaccettabili.

Converrete che se fosse il Parlamento (a cui spetterebbe di stabilire l’impiego del gettito fiscale) a decidere dove destinare i 500 milioni, sarebbe naturale, giusto, equo, scontato, indiscutibile che questi venissero distribuiti equamente tra le varie aree territoriali. E considerato che il Sud rappresenta il 34% della popolazione ci si aspetterebbe che analoga percentuale di quelle risorse fosse destinata alle regioni meridionali …sarebbero 170 milioni per le no-profit del Mezzogiorno.

Cosa succede con il meccanismo che invece è attualmente in vigore? Succede che i cittadini più ricchi, quelli che devono contribuire di più, e che sono densamente concentrati nelle aree del Nord, indicano come beneficiarie (legittimamente) le realtà che meglio conoscono, quelle a loro più vicine, e non si pongono altre questioni come quella della redistribuzione delle risorse, che invece lo Stato dovrebbe avere a cuore.

E così, da uno studio della Fondazione Nazionale dei Commercialisti che ha analizzato le scelte dei contribuenti nella dichiarazione dei redditi 2016, si è scoperto, inevitabilmente, che di quei 500 milioni ben l’89% va al Centro Nord mentre al Sud resta soltanto l’11%.

Intendiamoci, sostenere chi è impegnato in attività di importante l’utilità sociale è doveroso, è per questo che lo Stato non dovrebbe abdicare alle proprie funzioni in quanto, un istituto come quello del 5 per mille, è semplicemente un meccanismo che legalizza un furto vero e proprio ai danni del Sud. Uno scippo di 115 milioni di euro che vengono sottratti ogni anno a quelle organizzazioni no-profit meridionali che, operando in ambienti con difficoltà più intense rispetto al settentrione, avrebbero di quel sostegno ancor più bisogno.