In una Ruga di Strongoli

Come spesso capita è dagli incontri casuali che arrivano le migliori emozioni, a me di recente è capitato di incrociare l’amabilità di Giuseppe Gironda, originario di Strongoli (KR), che nella vita ha fatto altro ma certamente è, innanzitutto, un poeta di valore ed anche un raccontatore, capace di restituire con autenticità il modo di vivere e le antiche consuetudini nelle Rughe della Calabria ionica.

La ruga, nei paesi dei Bruzi, non è proprio un rione, neanche una via o un vicolo, è l’insieme dello spazio di due o tre vie tra loro collegate ed intimamente legato alla comunità che ci vive. Una casa a cielo aperto con i suoi peculiari sentimenti che Giuseppe, per il Natale, vuole nostalgicamente ricordare col pretesto delle 13 portate (il numero degli apostoli insieme a Gesù) che bisogna portare in tavola la sera della vigilia.

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LE TREDICI PORTATE

Con i primi addobbi delle poche vetrine, e di qualche luminarie per le vie del paese. Le mamme, accompagnate dalle figlie più grandi, passeggiavano guardando le vetrine, per cogliere qualche spunto, per come addobbare l’albero e il presepe, per la festa più lunga dell’anno. Per noi ragazzi della ruga (Pasquale, Bruno, Mariuzzu Vetere, Ciccio Iurato, Ciccio Lidonnici, Salvatore Scalise, Gigi e Mario La Croce) la festa cominciava invece già verso la fine di novembre. Si sotterravano le armi (fionde) della” banda della freccia nera” e si cominciava ad entrare nello spirito natalizio, organizzando (questo era compito nostro) la preparazione del grande fuoco del 24 dicembre. Era una tradizione allora molto sentita da noi ragazzi, ma attesa anche dai nostri genitori, e da tutta la ruga.

Da fine novembre si cominciava ad accatastare legna, che ci procuravamo dalle famiglie e soprattutto andando attorno alle colline di Strongoli, tagliando alberi secchi. Era un lavoro faticoso, portavamo a volte tronchi di alberi per diversi centinaia di metri. La passione e l’eccitazione della festa, faceva superare la fatica. I nostri genitori spesso ci vedevano arrivare stanchi e sporchi, subendo qualche sgridata. Sotto sotto però si vedeva che faceva piacere. Il fuoco del 24 dicembre lo aspettavano e lo sentivano anche loro. Immagino che per i nostri genitori era un fuoco di liberazione per l’anno che stava per finire, augurandosi che si portasse via, le fatiche, i disagi, e le difficoltà della vita.

Verso il 15/20 dicembre già avevamo accatastato legna per un’altezza di un paio di metri. Si andava a sbirciare nelle altre rughe per una sana e silenziosa competizione per primeggiare nel fuoco più alto. I nostri padri intanto cominciavano a mettersi d’accordo nello stabilire i giorni e le date delle rispettive famiglie per la “festa del maiale” che avveniva subito dopo la festa natalizia (gennaio). Ma questa è un’altra storia!!

Le nostre madri, intanto le vedevamo, cominciare ad organizzarsi per la preparazione del pranzo natalizio, con le nostre nonne sfornavano il pane, dolci tipici, “crustuli”, “pitta cu i passuli” la pitta piena e altro. Il 24 dicembre, mentre tutti noi ragazzi, portavamo la legna sul posto dove avveniva la festa del fuoco, le nostre madri, le nonne e qualche parente organizzavano il cenone. Sin dal pomeriggio, ognuno faceva qualcosa, chi friggeva, chi alimentava il fuoco del camino. Ma la sera tutto era pronto. Ognuno si metteva il vestito della festa, tutto era addobbato per l’occasione, alle pareti ghirlande colorate, che contribuivano a creare atmosfera di festa, il giradischi che suonava musica natalizia, la tavola apparecchiata con la tovaglia tirata fuori per l’occasione, con ricami che raffiguravano il natale. Entrare nella stanza e vedere apparecchiata la tavola, era una gioia, che a quei tempi si avvertiva solo nelle feste natalizie. Come tradizione, le pietanze, non si servivano una alla volta, ma erano tutte sul tavolo. Un gran bel colpo d’occhio!!

Primo piatto a base di pesce, baccalà fritto infarinato, polpette di patate, broccoli bolliti, cipudduzzi piccanti, pesce fritto, cavolfiori infarinato, cucuzza rossa infarinata, pitta piena, frutta secca, frutta fresca, “crustili” “pitta cu passuli”. Il Natale non poteva essere rispettato se non c’erano sul tavolo ”Tredici Portate“. Finita la cena, tutte le famiglie della ruga, i dolci con qualche bottiglia di vino bianco o spumante, si consumavano attorno al fuoco festeggiando la nascita di Gesù.

Il fuoco acceso creava quella gioia rallegrando i cuori di grandi e piccoli.

Giuseppe Gironda