E se sull’Autonomia Differenziata avesse ragione Mario?

Ci eravamo un po’ persi di vista io e Mario e ieri sera c’è stata allegria reciproca nel trascorrere qualche ora insieme per una pizza. Gli anni passati non gli hanno cambiato il carattere, provocatorio quanto basta e al contempo pragmatico da sfiorare la genialità. Tralascio di riferirvi cosa ne è uscito a proposito di calcio, donne, vino e ‘nciuci paesani che pure sarebbe rilevante, per condividere qui una sua uscita solo apparentemente estemporanea, quando i ragionamenti hanno riguardato l’autonomia differenziata che alcune regioni del Nord pretendono di ottenere.

Mario è d’indole intransigente e invece di sbottare in improperi ha ridacchiato sostenendo che “… a questi qua bisogna farli schiattà ‘ncuorpo” e quindi invece di impantanarsi in una partita tutta giocata in difesa dai prenditori del Nord, secondo lui sarebbe più piacevole beffarsene. Ritiene più utile battersi per chiedere l’annessione della Campania al Veneto poiché, sotto un’unificata amministrazione non avrebbero più senso le trattative per disputarsi gli sghei che Luca Zaia vorrebbe per sé, e soprattutto sarebbe ben più difficile discriminare tra cittadini accordando favoritismi agli uni e nuocendo agli altri.

Certo, forse in nome del Prosecco ci toccherà piantare la Glera anche a Capodichino e respirare un po’ di pesticidi, ma è una scomodità sopportabile se paragonata al beneficio di veder, ad esempio, restare in Campania le risorse che invece, in virtù della sede sociale delle società che gestiscono tanti siti artistici e archeologici campani, prendono la via del Veneto. Oppure al vantaggio di poter accedere nello stesso modo padano (a man bassa) ai fondi per le alluvioni, gli asili nido, i trasporti, la sanità, le infrastrutture e altre cose così.

In effetti tecnicamente l’art. 132 della costituzione lo consentirebbe in quanto: “Si può, con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse”.

Non prevedendo le norme né vincoli relativi alla continuità territoriale, né alcuna valorizzazione distinta dell’esito referendario nelle due Regioni coinvolte dalla fusione, e tenuto conto della maggiore popolosità della Campania rispetto al Veneto, ne viene fuori che per avere la nuova Regione Venetocampana basterebbe, anche in totale assenza di favore veneto, la volontà di poco più che la metà dei cittadini campani.

Certo percorrere questa strada potrebbe innescare il meccanismo che poi tutte le venti Regioni pretenderebbero di fondersi con le altre, di diventare uguali, di avere tutti lo stesso livello di cittadinanza …che follia!!! Ma se avesse ragione Mario?