La Pizza figliata dell’Alto casertano

Non facevi in tempo a spostarti di qualche chilometro tra i paesi dell’Agro Caleno che lo stesso dolce, identico o con variabili irrilevanti, te lo ritrovavi chiamato in modo diverso. Quello che qui era il Serpentello, poco più in là diventava la Zeppola (o pizza) con la noce e se ti spostavi ancora, anche solo da un rione all’altro, era il Turciniello. Da almeno un decennio è ora per tutti la Pizza Figliata.

Certo, come spesso capita, c’è stata qualche scaramuccia tra i paesi per vedersi riconosciuta l’origine più rilevante, ma tutto sommato l’affermazione come “dolce, espressione di tutto un territorio”, da Teano a Capua, e di un’univoca denominazione, è avvenuta in maniera spontanea, agevolata dal fermo intento di promuoverne e conservarne la tradizione presso un pubblico più vasto. Da quando in altre parole, si è voluto dar vita a nuove, riuscitissime, occasioni di festa dedicate alla Pizza Figliata e alla convivialità rurale che questo dolce ispira, così come regolarmente avviene nel borgo di Partignano (di Pignataro Maggiore) e a Camigliano.

Il nome può trarre in inganno perché non è affatto una pizza ma una sfoglia al vino bianco che, nell’avvoltolare un profumato ripieno di noci, miele e scorzette di agrumi, forma un cilindro che viene poi piegato a formare un vortice che è quasi un filo intorcinato alla radice profonda almeno fino agli inizi dell’ottocento.

Non v’è certezza, ma secondo l’esperto Luigi Iorio, che cura una appassionata pagina FB dedicata a quest’autentica prelibatezza, è chiamata “pizza” perché un tempo poteva essere preparata sia in forno che fritta nell’olio di oliva, ed è “figliata” in quanto la preparazione richiede tempi lunghi e lenti come in genere sono quelli di un parto. Considerato che per essere assaporata al meglio necessita, dopo sfornata, di “maturare” per qualche giorno, viene da aggiungere che richiede anche una buona dose di coccole come quelle che si riservano a una figlia, se è buona pratica irrorarla accortamente ogni giorno di miele fino al momento della consumazione.

La Pizza Figliata è un dolce invernale, soprattutto natalizio, che non ha mai smesso di essere preparato nelle cucine delle famiglie dell’Alto casertano, ha tuttavia subito per qualche decennio la concorrenza di prodotti dolciari industriali, a buon mercato e di dubbia genuinità, che ne hanno messo in pericolo la memoria viva. Oggi per fortuna, grazie alla tenacia di tanti che in questi anni hanno creduto e si sono spesi per il recupero di questo dolce e di tutta la cultura che sottende, è un prodotto ricercato, apprezzato e valorizzato dagli chef e dalle pasticcerie della zona …e non cede più troppo campo a estranei panettoni.