ITALOS – Perché siamo arrivati a tanto?

In un mercato editoriale che nell’ultimo decennio ha mostrato la corda, esiste un filone che invece, in controtendenza, prospera e si struttura interessando un po’ tutti i generi in catalogo, dalla saggistica alla narrativa, dalla storia alla sociologia, l’inchiesta, la politica l’economia e perfino il fumetto. È il neo-meridionalismo ragazzi!!!

È in questo vivifico ecosistema che opera con successo “Italos, perché siamo arrivati a tanto?” il libro col quale Marco Ascione, esperto in dinamica delle popolazioni e dei sistemi antropici complessi, riesce ad ampliare uno spazio d’indagine, solitamente confinata agli ultimi secoli, ritessendo minuziosamente la trama e riallacciando fili che, partendo da una morfologia territoriale d’intralcio all’unificazione in “un Paese unico” per tutti gli italiani, attraversa i secoli della storia dalla nascita delle nuove città della Magna Grecia ai giorni nostri.

Come promesso già in copertina si tratta di una “breve trattazione sull’origine delle divisioni, delle unificazioni e delle attuali condizioni degli abitanti dello Stivale” densa di riferimenti, talvolta inediti e spesso autorevoli, che assieme alle esperienze maturate in numerose altre discipline, a integrazioni in forma di post-it e a un linguaggio piacevolmente discorsivo, è capace di appassionare e farsi intendere da tutti, … anche quando dimostra che è troppo superficiale attribuire corruttela e difficoltà economiche a una questione di mentalità, perché la “mentalità”, lontana dall’ essere un fatto genetico, è il prodotto e non la causa del livello di sviluppo e di progresso di un paese.

Nel lavoro di Ascione, dati alla mano, viene ulteriormente demolita la tesi di un Sud preunitario arretrato e poco sviluppato; viene smentita in via definitiva l’inefficienza del sistema burocratico borbonico rendendo merito all’eccellente ordinamento amministrativo; viene acceso un riflettore sul fenomeno del brigantaggio e della (solo) successiva emigrazione per evidenziarne aspetti finora poco indagati; con il sostegno degli studi svolti da prestigiosi storici internazionali (Braudel, Hobsbawm…) vengono indagati a fondo i fenomeni criminali preesistenti all’unità d’Italia, fino a disvelare che questi erano presenti con le stesse caratteristiche e la medesima intensità un po’ ovunque sulla penisola, e che anche le mafie meridionali sarebbero state definitivamente soffocate se non fosse perdurato il sistematico impoverimento del Mezzogiorno; viene stabilito che la Questione Meridionale ebbe origine con la conquista militare del Regno delle Due Sicilie da parte del Regno di Sardegna con la quale, per lo storico Emilio Sereni, “il Mezzogiorno diviene, per il nuovo Regno d’Italia, uno di quei Nebenlander (territori dipendenti) come in passato l’Irlanda nei confronti dell’Inghilterra, dove lo sviluppo capitalistico industriale viene bruscamente stroncato a profitto del paese dominante”. Una colonia interna!

L’ultimo dei sei capitoli, dedicato all’Italia nei tempi recenti, approfondisce il contorto sviluppo e funzionamento del sistema economico nazionale che, qualsiasi ambito venga preso in esame (Sanità, Università, Infrastrutture…), non cessa di agire come un’idrovora che drena risorse, speranze e futuro in maniera unidirezionale da Sud a Nord. Ma tenuto conto del teorema del limite centrale e prendendo a prestito una Macchina di Galton, per l’autore di questo affascinante e consigliatissimo lavoro, difficilmente potrà esserci una sterzata se continueremo a tenere lo sguardo troppo lontano dalle contraddizioni interiori di ciascuno di noi, perché dicendola con Jung “chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia”.