Jazz – Lello Petrarca Trio

È come per un buon vino, un Taurasi lo puoi descrivere bene quanto vuoi, ma non sarà mai lo stesso che condividerne un bicchiere con gli amici. Per questo ho a lungo resistito all’idea di parlarvi di “Lello Petrarca Trio”, ho dovuto prima rassegnarmi all’impossibilità di portarvi nella mia cameretta di ragazzo degli anni ’80, constatare la rottamazione definitiva dello “stereo” a torretta che ha radunato molti miei compagni di allora, e risolvermi infine, per non commettere grave omissione, ad approfittare di un linguaggio insufficiente ma necessario a rimarcare, anche in questo spazio, una eccellenza del panorama jazzistico mediterraneo.

Provenienti da percorsi differenti e densi di rimarchevoli esperienze, Lello Petrarca, Vincenzo Faraldo e Aldo Fucile (titolari rispettivamente di piano, contrabbasso e batteria) qualche anno fa hanno deciso di strutturare e d’immaginare una dimensione nella quale potersi dare la possibilità di convogliare, contaminandosi vicendevolmente, il loro vissuto musicale indubitabilmente internazionale eppure con salde radici nel casertano.

Ne sono risultati (per ora) due lavori discografici di enorme intensità, capaci di sorprendere tanto in raffinatezza quanto in coerenza espositiva; di emozionare per schiettezza e per il sofisticato equilibrio, mai smarrito, tra leggerezza e spessore.

Prodotti dalla salentina Dodicilune, una delle migliori e più attente etichette discografiche nazionali, “Musical Stories” e “Reflections” sono l’uno prosecuzione naturale dell’altro in un percorso fatto principalmente da brani inediti composti da Petrarca che vengono integrati da interpretazioni jazz, ispirate ai grandi pianisti della musica classica (Debussy, Mozart e Beethoven) e da cammei che raccontano al meglio una certa cultura popolare alla quale è promesso un futuro approdo relativo alla peculiare espressività della canzone napoletana.

La qualità delle conversations e la disposizione all’improvvisazione fanno del Trio un tutt’uno riconoscibilissimo, che ha potuto consolidare queste attitudini in una poderosa serie di concerti live, dall’Usadba Jazz Festival di Voronez, ritenuta la più importante manifestazione jazz russa, alla Plovdiv bulgara, designata quest’anno insieme alla nostra Matera come Capitale europea della cultura.

Esperienze e produzioni di questo tipo, in un contesto governato da un mercato troppo interessato ad abbassare i livelli qualitativi dell’offerta musicale, rappresentano preziose ancore di salvataggio per umanità capaci di cogliere il garbo di Un sogno d’estate, e la delicatezza della nuova Someday My Prince Will Come. Sono testimonianza di quanto importante sia (e sia stato) il contributo offerto dal nostro Sud alla stratificazione della comune cultura europea.