Le due tangenziali

Corsia d’emergenza inesistente sulle carreggiate, raggio delle curve fortemente inferiore alle norme vigenti, caselli di pedaggio all’interno della città e non fuori dal centro urbano come si fa in tutte le altre città, guard rail arrugginiti e a basso livello di contenimento che vengono sostituiti sporadicamente, gallerie poco illuminate e prive di piazzole di sosta per le emergenze, svincoli e aree di servizio pericolosamente poco visibili. Da qualche giorno sul viadotto Capodichino si viaggia a due corsie e c’è il divieto per i mezzi pesanti perché per gli ispettori del Ministero dei Trasporti occorrono lavori urgenti.

Si chiama A56, è la Tangenziale di Napoli, e non stupisce il suo decadimento visto che l’omonima Società per azioni, come accertato qualche anno fa dalla Corte dei Conti, ha destinato alla manutenzione e alla sicurezza solo un terzo delle risorse programmate.

L’A56 fu progettata nel 1968, quando venne firmata una convenzione tra ANAS e Infrasud alla quale se ne affidava la gestione per 33 anni. Norme che hanno consentito di esigere regolarmente un pedaggio risarcitorio per le spese di costruzione e che regolarmente poteva essere riscosso fino al 2001 alla scadenza dell’accordo.

Da allora il pedaggio è stato incassato senza alcuna giustificazione, si è irragionevolmente permessa una ruberia alla quale si è posto rimedio nel 2008 semplicemente legalizzandola con il decreto salva-Benetton varato dall’allora Governo di centrodestra (FI-LEGA-FdI), concedendo cioè una proroga fino al 2037 alla società di gestione in cambio di interventi in zona ospedaliera.

Resta il fatto che chi quella pista deve fatalmente percorrere, sa di muoversi sull’unico asse urbano europeo interamente a pagamento. Almeno 270.000 veicoli al giorno per oltre 70 milioni di euro all’anno che i napoletani (ripeto, unici in Europa) versano, non al comune di Napoli, non a qualche ente o impresa locale, ma ad una società del gruppo Atlantia che fa riferimento alla famiglia Benetton di Treviso. Un fiume di denaro che dal Sud si trasferisce nelle mani di una multinazionale che è storicamente tra i principali finanziatori privati della Lega Nord per l’indipendenza della Padania. Un pedaggio, secondo il Parlamento Europeo espressosi in proposito nel febbraio 2017, illegittimamente incassato.

E pensare che a Napoli è stata realizzata quella che può essere a ragione considerata come la prima tangenziale del mondo: con i suoi cinque chilometri avvicina la parte orientale della città con quella occidentale, la città bassa con il Vomero, Mergellina a piazza Mazzini. Voluta da Re Ferdinando II, fu commissionata all’urbanista Errico Alvino a capo di un gruppo di cinque architetti e urbanisti, realizzata in un solo anno e apprezzata in tutta l’Europa per le soluzioni tecniche adottate. No, non si chiama più Corso Maria Teresa e neanche corso Ferdinandeo come meriterebbe, sciaguratamente i Savoia disposero per Corso Vittorio Emanuele. …e chest’è!