Il debutto ufficiale a Cosenza del Movimento 24 Agosto

Seconda stella a destra, questo è il cammino che Pino Aprile e il suo Movimento 24 Agosto, nato brigantescamente alla Grancia di Brindisi di Montagna sul finire dell’estate, deve avere in animo di percorrere. Già la seconda tappa del 10 ottobre scorso dedicata alle carte bollate e agli atti notarili, ha una valenza di nascita più che simbolica se è stata voluta all’Officina delle Culture “Gelsomina Verde” nel cuore di quella Scampia mal descritta da chi non ha voglia né interesse a riconoscerne il potenziale e le migliori energie che la stanno trasformando.

E schivando le stelle il M24A, lo scorso 13 ottobre, si è presentato ufficialmente a Cosenza in un teatro, l’Aroldo Tieri, più grande di quello inizialmente previsto, così come imponeva il numero di adesioni che ha raddoppiato le già sorprendenti presenze della Grancia. Non è subito evidente, ma l’antica città dei Bruzi è anch’essa emblematica, te ne accorgi con una passeggiata in centro il sabato sera, pieno di giovanissimi (12-18 anni), l’età che precede quella di chi il destino porta via a frotte e sta passeggiando a Pavia.

Dalla carta dei principi, prontamente disponibile sui canali internet, è chiaro che il nuovo soggetto politico non può essere considerato come una Lega del Sud in quanto i fini vengono riferiti non già al privilegio di un territorio rispetto ad un altro, ma mira all’equità tra tutti, ed è impegnato nella rimozione del ritardo imposto e conservato in un secolo e mezzo di storia unitaria. Non ideologia, piuttosto purissimo pragmatismo, lo stesso col quale Pino Aprile conclude il suo intervento iniziale:

“…se dovessimo scoprire che questo Paese non ne vuole sapere di eliminare la colonia interna chiamata Mezzogiorno, noi avremo una sola soluzione dinanzi a noi: se non possiamo stare alla pari, preferiamo stare da soli!”

Parole rette, conseguenti e di buon senso che, grazie a decenni di omissioni, pregiudizi e malainformazione, vibrano ora forte nei cuori dei convenuti di un senso quasi rivoluzionario.

Le difficoltà non mancheranno e già si vedono evidentissimi ingiustificati ostracismi; qualche puntualizzazione è invece bene tenerla in conto; ma viste le argomentazioni sostenute sul palco dai fondatori, l’ottimismo che si è respirato a Cosenza è ben riposto. L’auspicio è che questo Movimento possa essere il Mare Mancante a tante sensibilità individuali finora scollegate e alla fittissima mappa idrografica del mondo meridionalista fatta di ruscelli, rigagnoli, canali spesso piccoli, ma anche di fiumi dal corso lungo e profondo decenni, finora determinanti nel processo di consapevolezza che un popolo deve obbligatoriamente affrontare per conseguire un riscatto compiuto.